Roseto, condannato per maltrattamenti contro la moglie: la chiudeva fuori al balcone in slip per umiliarla

19 Giugno 2026
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La sentenza chiude una lunga vicenda di violenze domestiche: numerosi gli episodi, in un caso ha tentato anche di investirla

TERAMO – Anni di paura, aggressioni e umiliazioni vissuti tra le mura domestiche trovano oggi una risposta nelle aule di giustizia. Il Tribunale ha condannato un 48enne di Roseto degli Abruzzi a due anni e sei mesi di reclusione per maltrattamenti in famiglia, riconoscendolo responsabile di una lunga serie di violenze e vessazioni ai danni della moglie.

La sentenza è stata pronunciata dal giudice Marco D’Antoni, che ha disposto anche una provvisionale immediatamente esecutiva di 10mila euro in favore della donna, oltre al risarcimento dei danni che sarà quantificato in sede civile. La vittima si è costituita parte civile assistita dall’avvocato Gianni Falconi.

Secondo quanto ricostruito dall’accusa, rappresentata dal pubblico ministero Monica Speca, la donna è stata costretta per oltre due anni a vivere in un clima di costante sopraffazione, caratterizzato da violenze fisiche, minacce, insulti e continui comportamenti degradanti.

Tra gli episodi contestati emerge quello avvenuto nel gennaio 2017, quando la donna era ormai prossima al parto. Durante una lite sarebbe stata spinta con forza fino a cadere a terra e minacciata di morte. In quei giorni sarebbe stata costretta a restare sul balcone dell’abitazione in slip e successivamente colpita con pugni e calci. In un’altra circostanza sarebbe stata percossa persino con scarpe antinfortunistiche.

Le contestazioni descrivono inoltre una lunga sequenza di episodi fatta di morsi, ferite, strattonamenti, tirate di capelli, una stretta al collo durante una discussione e il lancio di oggetti. In un caso la donna sarebbe stata costretta a inginocchiarsi davanti ai familiari per chiedere scusa.

L’ultimo episodio contestato risale al marzo del 2019. Durante una discussione in auto, la vittima avrebbe cercato di allontanarsi a piedi per sottrarsi al litigio. L’uomo, secondo la ricostruzione accolta dal Tribunale, l’avrebbe inseguita con la macchina lungo una strada provinciale, minacciando di investirla e costringendola a spostarsi verso il bordo della carreggiata.

Con la decisione emessa oggi il Tribunale ha ritenuto provato il quadro accusatorio, ponendo fine a una vicenda che ha segnato profondamente la vita della donna e della sua famiglia.

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