Maltrattamenti in famiglia e abbandono: la Corte d’Assise di Chieti lo condanna a 15 anni

28 Aprile 2026
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Tribunale di Chieti

Sottraeva le pensioni dei familiari disabili per acquistare droga. Il pm: “Fallimento collettivo, lo Stato è arrivato tardi”

CHIETI – Quindici anni di reclusione per maltrattamenti e abbandono di persone incapaci. È la condanna inflitta dalla Corte d’Assise di Chieti ad Antonio Talone, 45 anni, ritenuto responsabile di gravi condotte ai danni del padre, della madre – deceduta a 79 anni – e della sorella, tutti in condizioni di disabilità.


La sentenza, pronunciata dal collegio presieduto da Guido Campli con giudice a latere Luca De Ninis, dispone anche l’interdizione perpetua dai pubblici uffici e il risarcimento dei danni alle parti civili, da quantificare in separata sede. Talone è stato invece assolto dall’accusa di abbandono del padre perché il fatto non sussiste. Il pubblico ministero Fabiana Rapino aveva chiesto una condanna a 13 anni.


Secondo quanto emerso nel corso del processo, l’uomo avrebbe gestito le pensioni di invalidità dei familiari – circa tremila euro complessivi al mese – appropriandosi delle somme il giorno stesso dell’accredito. Denaro che, secondo l’accusa, veniva utilizzato per acquistare droga.
Il quadro ricostruito in aula ha restituito una situazione definita “di degrado assoluto”: l’abitazione familiare era invasa da rifiuti ed escrementi, con utenze staccate per morosità e senza acqua calda. Un contesto che, secondo l’impianto accusatorio, avrebbe aggravato le condizioni già fragili dei familiari.


Nel corso dell’udienza Talone, assente al momento della lettura del dispositivo, ha respinto ogni accusa: “Non ho mai maltrattato i miei genitori, soprattutto nell’ultimo periodo in cui mia madre era allettata”, ha dichiarato durante l’esame.
Parole dure sono arrivate dal pubblico ministero Rapino nella requisitoria: “In questo processo perdiamo tutti. Siamo arrivati tardi: lo Stato probabilmente è arrivato tardi a tutelare questa famiglia. Quando nel febbraio 2021 fu eseguita l’ispezione, la situazione era a dir poco scandalosa. È evidente che fino ad allora troppi hanno girato lo sguardo dall’altra parte”.


La difesa, affidata all’avvocato Katia Ferri, aveva chiesto l’assoluzione. Le parti civili – la sorella e un fratello nel frattempo deceduto – sono state assistite dall’avvocato Alfredo Cappellacci.

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