Il report Bankitalia conferma la rarefazione delle filiali e un sistema creditizio che favorisce solo le aziende maggiori. I depositi crescono ma vengono impiegati altrove, mentre in Abruzzo e Molise il credito alle micro e piccole imprese precipita fino al –26%. Molise maglia nera nazionale per sportelli, Abruzzo tra le regioni peggiori. Gli Osservatori regionali sul credito restano in stallo
L’AQUILA — La mappa bancaria di Abruzzo e Molise continua a svuotarsi, e con essa si assottiglia la capacità dei territori di sostenere famiglie, imprese e investimenti. È il quadro che emerge dall’analisi della Fisac Cgil sui dati del report annuale della Banca d’Italia, un documento che fotografa con precisione chirurgica gli effetti della desertificazione bancaria nelle due regioni.
Negli ultimi cinque anni, depositi e prestiti hanno seguito traiettorie divergenti. I depositi crescono — +8% in Abruzzo e +13% in Molise — ma non è un segnale di vitalità economica: “L’aumento dei depositi non è un segnale di benessere, ma di un’economia che ristagna”, osserva la Fisac, ricordando che risorse che potrebbero alimentare investimenti restano ferme sui conti correnti.
Sul fronte del credito, il quadro è ancora più netto. I prestiti alle famiglie aumentano (+10% in Abruzzo, +8% in Molise), mentre quelli alle imprese crollano: –10% in Abruzzo, con un taglio drammatico per le aziende fino a 20 addetti (–26%), e un calo più contenuto per quelle più grandi (–6%). In Molise la forbice è ancora più marcata: –26% per le piccole imprese, +7% per quelle maggiori.
Secondo la Fisac, la spiegazione è semplice: meno filiali significa meno credito. Il credito al consumo regge perché gestibile online, i mutui tengono perché legati alla vendita di polizze, ma per le imprese minori — la quasi totalità del tessuto produttivo locale — l’assenza di sportelli è un ostacolo quasi insormontabile. “Se non trova la filiale sul territorio, il piccolo imprenditore trova enorme difficoltà a finanziarsi”, sottolinea il sindacato.
Il report Bankitalia conferma inoltre un quadro territoriale disomogeneo. In Abruzzo rallenta la chiusura delle filiali, ma la regione resta tra le peggiori in Italia nell’ultimo quinquennio. Pescara e Teramo mostrano percentuali di comuni serviti da banche vicine alla media nazionale, mentre Chieti e L’Aquila hanno due terzi e tre quarti dei comuni privi di sportelli.
Molise, invece, è il caso più critico: solo un comune su sei ha ancora una banca. Una situazione che, secondo la Fisac, alimenta spopolamento, perdita di servizi e difficoltà di accesso al credito.
A peggiorare il quadro, il calo degli occupati nel settore, più rapido della riduzione degli sportelli, anche per la scelta dei grandi istituti di concentrare funzioni direzionali altrove.
Sul piano istituzionale, la Fisac ricorda che l’Osservatorio Regionale sul Credito istituito in Abruzzo nel 2024 “non è andato oltre due incontri preliminari” e chiede di riattivarne i lavori. In Molise, invece, il percorso per crearne uno analogo si è fermato dopo una sola riunione.
“I depositi che crescono vengono impiegati altrove, spostando ricchezza che viene a mancare in Abruzzo e Molise”, avverte il segretario regionale Luca Copersini. “Un processo che rischia di lasciare intere aree senza servizi, senza credito e senza futuro”.