Una lettera della Presidenza del Consiglio chiarisce che l’accordo con la Russia non è più vigente e non ostacola lo smaltimento della nafta pesante dell’esperimento LVD. L’INFN può procedere senza vincoli doganali. Decisivi gli interventi del Commissario Caputi e della Regione Abruzzo. Il Forum H2O parla di svolta storica per la sicurezza dell’acquifero del Gran Sasso
L’AQUILA – La vicenda delle 1.000 tonnellate di nafta pesante idrogenata custodite nei Laboratori del Gran Sasso per l’esperimento LVD si sblocca dopo anni di allarmi, denunce e rimpalli istituzionali. Una lettera della Presidenza del Consiglio dei Ministri, firmata dal Capo Dipartimento Simonetta Saporito, chiarisce che l’accordo di cooperazione scientifica con la Federazione Russa è cessato e non rappresenta più alcun ostacolo alla rimozione delle sostanze pericolose. L’INFN, si legge, mantiene «obblighi di custodia», ma può procedere allo smaltimento nel rispetto della normativa ambientale.
La comunicazione arriva in risposta al sollecito del Commissario straordinario per la sicurezza del sistema idrico del Gran Sasso, Pierluigi Caputi, che il 25 ottobre aveva ribadito la necessità di allontanare la nafta, definendola «un potenziale rischio di contaminazione della falda acquifera» e ricordando che la sua presenza classifica i Laboratori come stabilimento Seveso ai sensi del D.lgs.105/2015.
Nel documento della Presidenza viene ricostruito il percorso degli ultimi mesi. Durante la riunione del 5 marzo 2026, il Ministero dell’Università e della Ricerca ha confermato che l’Italia ha «legittimamente esercitato il recesso» dall’accordo con la Russia e che l’intesa deve considerarsi «cessata sotto il profilo giuridico e fattuale». L’Agenzia delle Dogane ha aggiunto che «non sussistono vincoli doganali allo smaltimento del materiale, anche in assenza di una formale autorizzazione da parte dei proprietari russi», riconoscendo all’INFN il ruolo di titolare delle merci «in ragione del controllo fisico esercitato».
L’INFN, che aveva già affidato i lavori di dismissione a una ditta specializzata prima dello stop legato alla guerra in Ucraina, ha preso atto dei chiarimenti e ha confermato che lo smaltimento non potrà avvenire in Russia «per ragioni di sicurezza e maggiore onerosità». I costi dell’operazione – circa 700 mila euro – saranno coperti dal bilancio dell’Istituto.
La svolta è accolta con soddisfazione dal Forum H2O, che dal 2017 denuncia la presenza irregolare di sostanze pericolose nei Laboratori, in violazione delle norme sulla tutela delle acque destinate al consumo umano. «Finalmente le 1.000 tonnellate di nafta pericolose possono essere allontanate dalle viscere della montagna», afferma Augusto De Sanctis. «A questo punto ci aspettiamo che i Laboratori procedano con la massima urgenza. Ne trarranno giovamento anche loro, visto che con ogni probabilità usciranno dalla normativa Seveso».
La storia è lunga. Nel 2018 la Procura di Teramo sequestrò parte dei punti di captazione, mentre la Regione Abruzzo ordinò la dismissione degli esperimenti Borexino e LVD. Borexino fu smantellato, mentre per LVD l’operazione si bloccò quando l’INFN sollevò la questione della proprietà russa della nafta. Il Forum H2O denunciò quella scelta come «una elusione degli obblighi di legge».
Ora, con la presa di posizione della Presidenza del Consiglio, l’INFN potrà procedere alla rimozione e allo smaltimento in sicurezza della nafta, riducendo il rischio per l’acquifero e per l’intero sistema del Gran Sasso.