Frana di Silvi Paese, sopralluogo del presidente della Provincia D’Angelo: case perdute e strada da rifare

31 Marzo 2026
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Il presidente della Provincia di Teramo D’Angelo

Prosegue il monitoraggio dopo il maltempo: D’Angelo sul posto per le verifiche geologiche e l’ipotesi di delocalizzazione. “Non recuperabili le case, ma la viabilità potrà essere ricostruita”. Si lavora per la riapertura della Sp 29b

SILVI – Prosegue senza sosta l’attività di monitoraggio sulla frana di Silvi alta, aggravata dalle ultime ondate di maltempo. Nella mattinata di oggi, anche il presidente della Provincia di Teramo Camillo D’Angelo, ha effettuato un sopralluogo nell’area interessata dal dissesto, per fare il punto sugli interventi in corso e sulle prospettive di messa in sicurezza.

L’azione istituzionale si muove su più livelli, con un coordinamento stretto tra enti locali e sovracomunali. «Stiamo lavorando insieme, in concerto con il Comune di Silvi e con la Regione Abruzzo, per riaprire almeno quel tratto di strada, la provinciale 29 b, già interessata dalla frana dello scorso anno», spiega D’Angelo. Una parte degli interventi riguarda anche soggetti privati, mentre «l’ultima parte sarà realizzata dalla Provincia insieme alla Regione e al Comune». Il quadro resta però condizionato dal meteo: «Questa situazione di maltempo mette in crisi l’intero territorio. – aggiunge – Stiamo lavorando intensamente per cercare di tornare almeno a una parziale normalità».

Sul fronte tecnico, sono in corso approfondimenti per comprendere l’evoluzione del fenomeno franoso. «Il professor Sciarra ha analizzato tutti gli elementi necessari: si tratta di un evento che appare repentino, legato alla natura sabbiosa del terreno», continua il presidente. Le conseguenze sulle abitazioni sono pesanti: «Le case coinvolte dal crollo non potranno essere recuperate», mentre per la viabilità si apre uno spiraglio: «La strada in futuro quasi sicuramente potrà essere ricostruita», dice.

Nei prossimi giorni entrerà nel vivo la fase tecnico-progettuale. «Ci sarà un’analisi di tipo geologico e poi quella progettuale degli ingegneri, che indicheranno la soluzione migliore da adottare», chiarisce D’Angelo.

Non si esclude, infine, il ricorso a misure già adottate in altre emergenze del territorio. «Come accaduto dopo il sisma in provincia di Teramo, è probabile una delocalizzazione: sarà individuata dal Comune un’area dove realizzare urbanizzazioni e sottoservizi», conclude il presidente. Una prospettiva che conferma la complessità della situazione e la necessità di interventi strutturali, oltre all’emergenza immediata.

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