L’associazione notifica una diffida all’ANCI e ai 19 Comuni costieri: “Obbligatoria la co‑programmazione sul demanio, esclusi gli Enti del Terzo Settore”. Nel mirino il tavolo tecnico sul “Modello Abruzzo” e il rischio di bandi viziati. Possibile ricorso ai TAR e segnalazione all’Antitrust
PESCARA — La gestione delle spiagge abruzzesi torna al centro dello scontro istituzionale. L’associazione Mare Libero APS ha notificato una diffida formale all’ANCI Abruzzo e ai 19 Comuni costieri, da Martinsicuro a San Salvo, contestando l’assenza di cittadini ed Enti del Terzo Settore nel percorso di definizione del nuovo modello regionale per le concessioni demaniali marittime.
Nel mirino c’è il tavolo tecnico promosso dall’ANCI lo scorso febbraio per elaborare il cosiddetto “Modello Abruzzo”, un bando tipo per le future gare legate alla Direttiva Bolkestein. Secondo l’associazione, il tavolo coinvolgerebbe solo le associazioni dei balneari, escludendo sistematicamente i soggetti portatori di interessi collettivi.
Una scelta ritenuta illegittima: la diffida richiama infatti l’articolo 55 del Codice del Terzo Settore e la sentenza n. 131/2020 della Corte Costituzionale, secondo cui la co‑programmazione non è una facoltà, ma un obbligo. “La mancata attivazione della co‑programmazione — avverte l’associazione — vizia l’intero iter amministrativo e potrebbe esporre ogni atto prodotto, inclusi i bandi di gara, al rischio di annullamento per carenza di istruttoria e omessa motivazione circa le finalità sociali del demanio”.
La contestazione arriva dopo che Mare Libero aveva già chiesto, nell’estate 2024, l’avvio dei percorsi partecipativi a tutti i Comuni costieri. Solo alcuni — Tortoreto, Montesilvano, San Vito Chietino, Fossacesia e Vasto — avrebbero mostrato aperture procedurali.
La diffida sottolinea come la scadenza delle concessioni imposta dal diritto europeo rappresenti un passaggio decisivo per ridefinire l’uso del demanio. L’associazione invita i Comuni a valutare se alcuni tratti di costa debbano essere sottratti allo sfruttamento commerciale e restituiti alla libera fruizione.
Il tema è particolarmente sensibile in Abruzzo, dove la normativa regionale prevede una quota minima di spiagge libere al 20%, molto inferiore al 50% fissato da Lazio, Puglia e Sardegna. Per Mare Libero, inserire nei bandi clausole che privilegiano la “continuità aziendale” dei concessionari storici significherebbe cristallizzare l’esistente, ignorando esigenze di accessibilità e tutela ambientale.
In assenza di risposte formali, l’associazione annuncia che ricorrerà ai tribunali amministrativi e segnalerà le criticità all’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato. L’AGCM, ricorda Mare Libero, ha già inviato una nota all’ANCI nel febbraio 2026, vietando criteri discriminatori a favore dei concessionari uscenti, in nome dei principi di concorrenza europei.