Dura presa di posizione dei consiglieri regionali Menna e Cavallari (Abruzzo Insieme) e del capogruppo PD Paolucci dopo le ultime valutazioni sulla situazione finanziaria del Consorzio industriale Chieti-Pescara e dell’Arap. Le opposizioni parlano di “fallimento politico”, “inerzia” e “assenza di visione”
L’AQUILA — La crisi del Consorzio industriale Chieti-Pescara e dell’Arap accende lo scontro politico in Consiglio regionale. Le opposizioni parlano apertamente di responsabilità politiche e gestionali, mentre la Regione valuta la liquidazione coatta del Consorzio alla luce di una situazione debitoria definita “insostenibile”.
In una nota, i consiglieri regionali di Abruzzo Insieme, Vincenzo Menna e Giovanni Cavallari, definiscono quanto sta emergendo “un fallimento politico e amministrativo totale”, frutto — sostengono — di anni di scelte sbagliate e mancati interventi. “Il Consorzio industriale Chieti-Pescara viene mandato in liquidazione con oltre 20 milioni di debiti. ARAP, che dovrebbe raccoglierne le funzioni, è a sua volta schiacciata da quasi 50 milioni di debiti e oltre 32 milioni di crediti mai riscossi. Il risultato? Un sistema al collasso”, affermano.
Menna e Cavallari parlano di responsabilità “note da tempo” e puntano il dito contro la Giunta regionale: “La responsabilità politica è evidente e chiama in causa direttamente il presidente della Regione, Marco Marsilio, e l’assessore competente Tiziana Magnacca”. I consiglieri ricordano inoltre che “la riforma dell’ARAP era insostenibile” e che le analisi tecniche avrebbero escluso la fusione tra i due enti perché avrebbe generato “debiti fino a 84 milioni e il tracollo finanziario definitivo”.
La nota denuncia anche l’aumento dei costi interni, la mancata riscossione dei crediti e il protrarsi del commissariamento: “Per oltre dieci anni di commissariamento, non si è fatto nulla di strutturale: nessun recupero serio dei crediti, nessuna strategia industriale, nessun controllo sulla spesa”. Da qui la richiesta di un intervento immediato: “Un piano immediato e pubblico per il recupero dei crediti, la fine di un commissariamento fallimentare, un’operazione verità sulle responsabilità politiche e gestionali, l’azzeramento delle attuali figure apicali”.
Sulla questione interviene anche il capogruppo del Partito Democratico, Silvio Paolucci, che parla di “fallimento del modello Magnacca certificato dalla Regione”. “Lo avevamo detto, scritto e denunciato in ogni sede istituzionale: la rivoluzione Magnacca per il Consorzio industriale Chieti-Pescara era pura propaganda, tecnicamente insostenibile. Oggi non è più solo una posizione dell’opposizione, ma la stessa Regione Abruzzo ne certifica il fallimento”, afferma.
Paolucci sottolinea come la situazione attuale fosse prevedibile: “Non c’è nulla di sorprendente in ciò che sta accadendo tanto che mesi fa avevamo anticipato ogni criticità”. E aggiunge: “Dopo sette anni di governo regionale e due anni di gestione commissariale di Arap, il centrodestra continua a parlare di ‘eredità’ e ‘difficoltà impreviste’, quando la realtà è sotto gli occhi di tutti: incapacità gestionale e assenza totale di visione”.
Il capogruppo PD richiama i numeri: “Oltre 20 milioni di debiti per il Consorzio Chieti-Pescara e quasi 50 milioni di debiti per Arap, con decine di milioni di crediti non riscossi”, una condizione che renderebbe “impossibile qualsiasi ipotesi di fusione”. Paolucci avverte anche sulle conseguenze della liquidazione: “Il prezzo dell’incapacità politica verrà pagato da imprese e lavoratori”.
Il giudizio complessivo è netto: “Il fallimento del modello Magnacca è ormai evidente: ora si lavori per evitare che a pagare siano, ancora una volta, i lavoratori e il tessuto produttivo dell’Abruzzo”.