Tensione al pronto soccorso di Giulianova, Matteucci (Ugl): «Nuova aggressione a personale sanitario, non si può lavorare con la paura»

15 Marzo 2026
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Sul posto sono intervenuti anche i carabinieri. Il segretario provinciale Ugl Salute: «Episodio a pochi giorni da Giornata nazionale contro la violenza nei confronti degli operatori sanitari»

GIULIANOVA – Momenti di tensione ieri al pronto soccorso dell’ospedale “Maria SS dello Splendore” di Giulianova, dove si è verificato un nuovo episodio di aggressione nei confronti del personale sanitario. Secondo quanto ricostruito, un genitore avrebbe iniziato a perdere il controllo, arrivando a rivolgersi con toni aggressivi a una dottoressa e sfiorando il contatto fisico.

A evitare conseguenze più gravi è stata la prontezza di un’infermiera del triage, che si è frapposta tra l’uomo e il medico fino all’arrivo dei carabinieri della compagnia di Giulianova, intervenuti per riportare la situazione alla normalità.

Sull’accaduto è intervenuto il segretario regionale di Ugl Salute, Stefano Matteucci, che sottolinea come l’episodio arrivi a pochi giorni dalla Giornata nazionale di educazione e prevenzione contro la violenza nei confronti degli operatori sanitari e sociosanitari.

«Siamo ancora una volta costretti a registrare un fatto grave – afferma – che dimostra come medici, infermieri e operatori continuino a essere esposti a rischi e aggressioni proprio nei luoghi in cui si garantiscono cure e assistenza ai cittadini».

Per il sindacato è necessario rafforzare le misure di sicurezza nelle strutture sanitarie, con presidi di vigilanza adeguati e strumenti di prevenzione efficaci. «Chi lavora nella sanità – aggiunge Matteucci – non può svolgere il proprio servizio con la paura di essere aggredito».

Ugl Salute richiama anche l’attenzione sulla necessità di migliorare la rete delle cure, per evitare che la pressione sui pronto soccorso e le difficoltà del sistema sanitario si scarichino sugli operatori. «La sicurezza di chi lavora negli ospedali deve diventare una priorità assoluta – conclude – perché chi cura e salva vite non può essere lasciato solo».

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