Guardia di finanza, maxi‑operazione “Dirty Delivery”: appalti illeciti nella logistica, ci sono indagati anche nel Teramano

2 Marzo 2026
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GDF, Smantellato un sistema di somministrazione fraudolenta di manodopera: 120 lavoratori irregolari, 5,4 milioni di euro di fatture false e 14 indagati in diverse regioni, tra cui il Teramano. Due misure cautelari e sequestri per 750 mila euro

Smantellato un sistema di somministrazione fraudolenta di manodopera: 120 lavoratori irregolari, 5,4 milioni di euro di fatture false e 14 indagati in diverse regioni, tra cui il Teramano. Due misure cautelari e sequestri per 750 mila euro

TRIESTE — Un sistema ramificato di somministrazione illecita di manodopera, società “serbatoio” create ad hoc, appalti fittizi e frodi fiscali per milioni di euro. È il quadro emerso dall’operazione “Dirty Delivery”, condotta dalla Guardia di finanza di Trieste e Venezia e coordinata dalla Procura giuliana, che ha portato alla scoperta di 120 posizioni lavorative irregolari e all’emissione di fatture per operazioni inesistenti per 5,4 milioni di euro. Tra gli indagati figurano anche soggetti residenti nella provincia di Teramo, a conferma della dimensione nazionale del sistema illecito.

Secondo gli investigatori, al centro della frode vi era «un sofisticato schema di utilizzo della forza lavoro» basato sulla creazione di una rete di società fittizie intestate a prestanome, utilizzate come meri “contenitori” di manodopera per aggirare le norme inderogabili in materia di lavoro e contratti collettivi. La somministrazione illecita veniva mascherata attraverso appalti simulati per “prestazioni di servizio”, un meccanismo riconducibile al cosiddetto “caporalato grigio”.

Le società interposte emettevano fatture per operazioni giuridicamente inesistenti, corrispondenti agli stipendi netti dei lavoratori impiegati di fatto dall’azienda beneficiaria. Quest’ultima, annotando costi fittizi, maturava indebiti crediti IVA, mentre l’imposta dovuta non veniva dichiarata né versata. Contestualmente venivano omessi i contributi previdenziali e assistenziali, con un danno rilevante per l’Erario e per le posizioni dei lavoratori coinvolti.

La Procura di Trieste ha iscritto nel registro degli indagati 14 persone, cinque delle quali per associazione a delinquere, residenti nelle province di Trieste, Udine, Modena, Teramo, Venezia, Foggia, Pesaro Urbino e Ragusa, oltre a dieci società con sedi in diverse regioni italiane. Il Giudice per le indagini preliminari ha disposto due misure cautelari personali — una in carcere e una ai domiciliari — nei confronti dei presunti promotori del sodalizio, entrambi domiciliati a Trieste, e un sequestro per equivalente da oltre 750 mila euro.

Le Fiamme gialle hanno inoltre eseguito perquisizioni in 20 sedi aziendali e domicili nelle province di Trieste, Udine, Gorizia, Venezia, Padova, Trento, Milano, Modena, Rimini, Pesaro Urbino e Foggia. Gli esiti dell’indagine saranno trasmessi all’Ispettorato del Lavoro, all’INPS e all’INAIL per i successivi adempimenti.

La Guardia di finanza sottolinea che l’operazione conferma «il costante impegno nel contrasto alle frodi fiscali e nella tutela della legalità del mercato del lavoro». In applicazione del principio di presunzione di innocenza, la colpevolezza degli indagati potrà essere accertata solo con sentenza definitiva.

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