Liste d’attesa, il PD attacca: «Abruzzo maglia nera, 861 giorni per un ecocolordoppler. E i manager vengono premiati»

16 Febbraio 2026
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Il Consigliere regionale del Pd Silvio Paolucci

Marinelli, Fina e Paolucci denunciano i dati della piattaforma Agenas e parlano di “spaccatura ormai strutturale tra Nord e Sud”. Nel mirino anche le valutazioni dei direttori generali: «Due pesi e due misure sulla Asl di Pescara»

PESCARA — L’Abruzzo torna nel mirino del Partito Democratico sul fronte sanitario. Questa volta a finire sotto accusa sono le liste d’attesa, con numeri che — secondo i dem — collocano la regione «agli ultimi posti in Italia» e certificano «una crisi ormai strutturale». A denunciarlo sono il segretario regionale Daniele Marinelli, il senatore Michele Fina e il capogruppo in Consiglio regionale Silvio Paolucci, che parlano di un quadro «allarmante» e di responsabilità politiche precise.

«L’Abruzzo è di nuovo maglia nera per la qualità sanitaria», affermano, citando i dati della piattaforma Agenas che raccoglie le informazioni provenienti da tutti i CUP nazionali. «Con Marco Marsilio, dopo sette anni di governo, l’Abruzzo conquista una serie di record di cui non andare fieri: ultimi per prestazioni sanitarie, primi per debito a livello nazionale e, conseguentemente, primi per tasse».

Il caso più emblematico, secondo il PD, riguarda l’ecocolordoppler alla carotide: «Attendere 861 giorni per una prestazione ordinaria come un ecocolordoppler non è il segno di una sanità moderna di un Paese europeo», sottolineano. «All’Asl di Teramo si arriva fino a due anni e mezzo di attesa, a fronte dei quattro mesi fissati come limite di legge». Una distanza che, per i dem, mina «il diritto costituzionale alla salute» e alimenta disuguaglianze tra chi può rivolgersi al privato e chi è costretto ad attendere il pubblico.

Ma il fronte più controverso, denunciano Marinelli, Fina e Paolucci, riguarda le valutazioni dei manager sanitari. «Mentre i cittadini aspettano anni per curarsi, emergono valutazioni che premiano chi dovrebbe invece essere chiamato a rispondere dei risultati». Il riferimento è alla Asl di Pescara, dove — spiegano — convivrebbero due giudizi opposti: «Da un lato i dati trasmessi dal RUAS attribuirebbero al Direttore Generale punteggi elevati, sostenendo che oltre il 90% delle prestazioni rispetterebbe i tempi massimi di attesa. Dall’altro lato, la valutazione ufficiale dell’Agenzia Sanitaria Regionale certifica invece un indicatore complessivo del 61%, con la conseguente attribuzione di zero punti proprio sull’obiettivo principale del contenimento delle liste di attesa».

Una contraddizione che, per i dem, «non può coesistere» e che sarà al centro dell’interpellanza in Consiglio regionale. «Non c’è abruzzese che non abbia incrociato questo disagio nella propria storia personale o familiare», aggiungono. «È una sofferenza diffusa che mina la fiducia nelle istituzioni e crea disuguaglianze tra chi può permettersi il privato e chi deve affidarsi esclusivamente al servizio pubblico».

Il PD annuncia battaglia: «Di fronte a questo quadro la politica non può tacere. Continueremo a denunciare e a costruire un’alternativa credibile che rimetta al centro la salute, riduca davvero le liste d’attesa e restituisca ai cittadini un diritto alla cura pieno e concreto».

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