Alle radici dell’Impressionismo: a Pescara in mostra i capolavori della Scuola di Barbizon

26 Agosto 2026
1 minuto di lettura

Dal 5 settembre al Museo dell’Ottocento vengono esposte 120 opere del nucleo francese della Fondazione Di Persio-Pallotta

PESCARA – La pittura di paesaggio che anticipa la rivoluzione impressionista viene ripercorsa nella mostra in programma, dal 5 settembre al 9 gennaio, al Museo dell’Ottocento – Fondazione Di Persio-Pallotta di Pescara. “La Scuola di Barbizon: le radici dell’Impressionismo” è il nome dell’esposizione che mette in mostra, per la prima volta, l’intero nucleo francese della Fondazione, una collezione oggi composta da 120 opere, 39 delle quali frutto di nuove acquisizioni.

La mostra è un viaggio in una delle esperienze più innovative dell’Ottocento europeo. Sono gli anni tra il 1830 e il 1870, quando un gruppo di pittori si stabilisce presso il villaggio di Barbizon, ai margini della foresta di Fontainebleau, nell’Île-de-France: qui danno vita a una nuova concezione del paesaggio, fondata sull’osservazione diretta della natura.

Ci sono artisti come Théodore Rousseau, Charles-François Daubigny, Jules Dupré, Narcisse Diaz de la Peña e Raymond Eugène Goethals, che con la sua “Contadina al lavoro al calar della sera”, una delle acquisizioni più significative della collezione, dà il volto alla mostra. Questi artisti scelgono di abbandonare i modelli accademici per scandagliare boschi, radure e atmosfere naturali; il paesaggio si trasforma in protagonista dell’opera e non ne è più il semplice sfondo. Trattano temi centrali della poetica realista: la verità dell’osservazione, il rapporto tra uomo e ambiente e la dignità del lavoro quotidiano.

Lo studio della luce, delle condizioni atmosferiche e delle variazioni stagionali apre la strada a una nuova sensibilità pittorica, destinata a influenzare profondamente gli sviluppi dell’Impressionismo. La Scuola di Barbizon non rivoluziona soltanto il modo di dipingere il paesaggio: inaugura un nuovo modo di guardare la natura, che muta in patrimonio da conoscere, rispettare e proteggere, e diventa il centro di una riflessione che, a quasi due secoli di distanza, conserva una sorprendente attualità.

La mostra evidenzia inoltre il profondo dialogo tra la Scuola di Barbizon e la pittura italiana dell’Ottocento, attraverso artisti che accolgono e reinterpretano la nuova sensibilità verso il paesaggio. Tra questi emerge la figura dell’abruzzese Giuseppe Palizzi, nato a Lanciano nel 1812 e morto a Parigi nel 1888: proprio Palizzi fu protagonista di un intenso scambio culturale tra Francia e Italia e uno tra i più autorevoli interpreti della pittura naturalista del XIX secolo.

Altro da

Non perdere