Frullo (Azione) propone parametri climatici europei e vincoli di performance per il Comune. La replica di D’Angelo e Angelosante: «No all’ambientalismo ideologico calato da Bruxelles che impoverisce famiglie e imprese»
L’AQUILA – La lunga corsa verso le elezioni comunali del 2027 a L’Aquila si accende sul terreno del clima e dei vincoli ambientali. A far esplodere il dibattito è la sostenibilità, trasformatasi nel primo banco di prova per le forze politiche cittadine in vista della stesura dei programmi di governo. Da un lato c’è l’affondo tecnocratico e programmatico di Azione, che chiede di legare l’azione amministrativa a stringenti parametri ambientali europei; dall’altro la netta contromossa di Futuro Nazionale, che boccia la linea della transizione ecologica a trazione Ue bollandola come un’ideologia dannosa per l’economia locale.
A dare il via al confronto è il capogruppo di Azione, Fabio Frullo. Richiamando «le temperature eccezionalmente elevate di questi giorni» come campanello d’allarme della crisi climatica, il rappresentante del partito di Carlo Calenda spinge per fare della sostenibilità un obiettivo strategico vincolante del Comune. La ricetta proposta passa per un deciso cambio di passo burocratico: assegnare ai dirigenti comunali obiettivi misurabili di performance e condizionare l’operato dell’ente a precisi indicatori «green». Nello specifico, il programma di Azione per il 2027 punta sull’efficienza energetica del patrimonio edilizio comunale, sull’abbattimento delle emissioni di CO₂ della macchina amministrativa tramite l’elettrificazione della flotta aziendale, su un maggiore ricorso alle fonti rinnovabili e al potenziamento degli acquisti verdi attraverso i Criteri Ambientali Minimi, fino all’introduzione di indici ambientali da rendicontare periodicamente alla cittadinanza. «La sostenibilità non può restare uno slogan elettorale: deve diventare un criterio di governo», argomenta Frullo, sottolineando che «Azione vuole contribuire ad aprire questo confronto, mettendo al centro temi nuovi, misurabili e concreti, sui quali costruire il programma di governo della città» per andare oltre le polemiche quotidiane.
La replica della destra pragmatica non si è fatta attendere e a tracciare una linea di demarcazione netta è Daniele D’Angelo del Gruppo Misto – Futuro Nazionale, affiancato da Simone Angelosante, già sindaco di Ovindoli e consigliere regionale di recente adesione al movimento. Per Futuro Nazionale, la proposta di Azione incarna «coerentemente la visione politica del partito di Carlo Calenda: una visione fortemente europeista, favorevole all’attuale impostazione del Green Deal». Il giudizio sul merito appare tuttavia tranchant: «La sostenibilità è un valore quando tutela realmente l’ambiente senza impoverire cittadini, famiglie e imprese. Diventa invece un problema quando si trasforma in un’ideologia che impone dall’alto obiettivi e vincoli dettati da Bruxelles, spesso scollegati dalle esigenze dei territori».
D’Angelo e Angelosante ribaltano la scala delle priorità dell’ente locale, affermando che il primo dovere dell’amministrazione debba essere «garantire sicurezza, servizi efficienti, sostegno alle famiglie, valorizzazione delle imprese locali e difesa del potere d’acquisto dei cittadini», evitando di «rincorrere indicatori climatici o classifiche green». Secondo gli esponenti di Futuro Nazionale, le scelte dell’amministrazione devono basarsi primariamente sulla tenuta economica e sociale, poiché molte politiche europee degli ultimi anni «hanno imposto obiettivi spesso irrealistici che rischiano di penalizzare il sistema produttivo italiano, l’agricoltura, il settore dell’automotive e migliaia di piccole e medie imprese, senza che l’Europa incida in maniera determinante sulle emissioni globali». Il Comune può fare la propria parte, sostengono, ma solo con pragmatismo e convenienza economica, intervenendo sull’efficienza degli edifici pubblici e investendo nella prevenzione del dissesto idrogeologico. «Questa è la differenza sostanziale tra la proposta di Azione e quella di Futuro Nazionale: loro mettono al centro le priorità dell’agenda europea; noi mettiamo al centro gli interessi degli italiani e degli aquilani», concludono D’Angelo e Angelosante, segnando l’inizio di una sfida politica che metterà la città di fronte a due visioni contrapposte del proprio futuro.