Nessuna smentita sui toni del vertice in Regione, con il sindaco che sceglie la linea del no comment. Ma al di là delle ruggini e delle parole grosse, la vera partita si gioca sul rinvio della fusione al 2029 e sul peso contrattuale di un primo cittadino forte del suo consenso elettorale
PESCARA – Nessuna smentita ufficiale e la scelta del sindaco Carlo Masci di trincerarsi dietro uno stretto no comment. Le indiscrezioni sul teso vertice svolto al settimo piano del palazzo di piazza Unione testimoniano una spaccatura reale ai vertici dell’amministrazione regionale e cittadina. Un confronto che ha travalicato il perimetro del galateo istituzionale, scivolando in uno scambio di accuse pesanti e personali: da una parte l’ironia pungente e un po’ beffarda del governatore Marco Marsilio, che ha liquidato le rivendicazioni del sindaco sulla presidenza del comitato per il Centenario con la battuta «vuoi attaccarti un altro pennacchio sulla giacca?»; dall’altra la replica sferzante di Masci, che senza troppi giri di parole ha dato del «doppiogiochista» al presidente della Regione, accusandolo di sbandierare un disinteresse di fondo per le sorti del capoluogo adriatico.
Tra le rimostranze per la gestione dei pass della Notte dei Serpenti e gli strali incrociati, la sostanza politica del contendere risiede tuttavia in una complessa partita di ingegneria istituzionale: il calendario della Nuova Pescara e i connessi rapporti di forza all’interno della coalizione di centrodestra.
Tra i documenti oggetto di discussione nel vertice figura la proposta formale, condivisa dai sindaci di Pescara, Montesilvano e Spoltore, per uno slittamento di due anni nell’entrata in vigore della città unica, spostando il termine attualmente previsto dal 1° gennaio 2027 al 2029. Questa richiesta evidenzia due diverse visioni strategiche, ma soprattutto mette a nudo la forza contrattuale dei singoli attori in campo.
Per la giunta guidata da Marco Marsilio, avallare una proroga biennale significherebbe modificare radicalmente l’impianto della legge regionale vigente, rischiando di compromettere la percezione di incisività dell’azione di governo regionale sul processo di fusione. L’orientamento dell’esecutivo regionale sbarra la strada a un rinvio pluriennale, consentendo tutt’al più la valutazione di uno slittamento “tecnico” limitato a un solo anno, portando la scadenza al 2028 tramite un’eventuale iniziativa dei consiglieri regionali di maggioranza da vagliare nei prossimi passaggi d’aula.
Per Carlo Masci, al contrario, la timeline della fusione s’intreccia a doppio filo con un peso politico e personale che nel centrodestra abruzzese non può essere ignorato. Masci non è soltanto la guida del capoluogo, ma un amministratore forte di un consenso elettorale solido e “certificato” a più riprese. Reinsediatosi con una doppia conferma sul campo — prima attraverso le urne e poi consolidato dopo la nota vicenda del pronunciamento del TAR con il riannullamento dei voti nei seggi contesi —, il sindaco di Pescara rappresenta un serbatoio di voti determinante e imprescindibile. Nella geografia politica locale, qualsiasi scelta strategica della coalizione sulle future candidature e sui posizionamenti nei vari appuntamenti elettorali, siano essi nazionali o regionali, deve fare inevitabilmente i conti con la sua dote di consenso.
Un rinvio della fusione al 2029 permetterebbe a Masci di completare gran parte del secondo mandato con la fascia tricolore, mantenendo intatto questo enorme potere contrattuale per trattare da una posizione di forza le scadenze politiche a venire. Un’anticipazione dei tempi di scioglimento degli organi consiliari, al contrario, ridurrebbe la finestra d’azione del primo cittadino e ne depotenzierebbe la carica d’urto nel momento decisivo dei riposizionamenti.
Nel tentativo di contenere gli effetti politici dello scontro di fronte all’opposizione, la maggioranza di centrodestra ha affidato la mediazione istituzionale alle figure del Presidente del Consiglio regionale Lorenzo Sospiri e del deputato Guerino Testa. Attraverso una nota congiunta, i due esponenti hanno ricondotto il confronto a una fisiologica, per quanto accesa, dialettica interna alla coalizione, sottolineando che in ogni buona famiglia, grande azienda o spogliatoio si discute e ci si confronta anche ad alta voce o a brutto muso, senza che questo mini la solidità della coalizione o distolga lo sguardo dagli obiettivi ben chiari all’orizzonte.
La nota invita a riassorbire la controversia riportando l’attenzione sui grandi dossier amministrativi in corso: dai 5 milioni di euro destinati dalla Regione al rilancio del complesso de Le Naiadi, fino ai progetti per le Aree di Risulta e per la nuova sede della Regione. Tuttavia, al netto delle dichiarazioni volte a ricucire lo strappo formale, la sostanza politica rimane immutata: con un peso elettorale come quello di Masci sul piatto, la partita sui tempi della Nuova Pescara resta un passaggio cruciale per ridefinire le gerarchie interne al centrodestra.