Il leader del centrosinistra spara a zero su porta a porta inefficiente e mancanza di programmazione. Il centrodestra: “Descrive un film dell’orrore ma non conosce la realtà”. Chiavaroli (Ambiente): “Pregiudizi politici, giri la città”
PESCARA – Continua la guerra dei rifiuti dentro palazzo di città, con scambi di accuse e stoccate tra maggioranza e opposizione. Da un lato Carlo Costantini, candidato del centrosinistra alle recenti Comunali, spara a zero sul governo cittadino, ventilando addirittura la malafede per arrivare alla privatizzazione di Ambiente spa. Dall’altro c’è la levata di scudi del centrodestra e della stessa società che gestisce il servizio di raccolta.
LE ACCUSE DELL’OPPOSIZIONE. “Caos congegnato ad arte per giustificare la privatizzazione del servizio”: questo il timore espresso dal leader del centrosinistra pescarese, “le inefficienze sembrano costruite in laboratorio proprio per spalancare le porte a processi di privatizzazione del servizio che non sono mai stati smentiti”. Costantini accusa l’amministrazione di costringere i cittadini a “convivere con rifiuti non ritirati, comunicazioni confuse, ritardi, strade sporche, contenitori inadeguati e un’organizzazione che appare costantemente in affanno. I lavoratori si sono caricati sulle spalle la risoluzione di un’emergenza causata dall’incapacità di chi governa, con turni massacranti ed esposizione continua a rischi personali, considerata la vetustà e l’inadeguatezza dei mezzi con cui sono costretti a lavorare”.
E, se dietro tutto ciò non c’è un disegno preciso, per l’ex candidato sindaco allora è questione di impreparazione. “Qui si è fatto prima l’annuncio, poi la corsa, poi l’emergenza. Prima hanno deciso, poi hanno scoperto di non essere pronti. Questo non è governo della città. È amministrazione a tentoni”, lamenta Costantini, che chiede “un consiglio straordinario per capire se il futuro sarà ancora improvvisazione”.
LA REPLICA DELLA MAGGIORANZA. Il sindaco Carlo Masci e l’assessore Claudio Croce non nascondono che ci siano problemi da risolvere. “Ma questo”, replicano, “non vuol dire che siamo di fronte allo sfascio totale descritto da Costantini, che continua ad avere lo stesso atteggiamento della campagna elettorale. Descrive una sorta di film dell’orrore ma dimostra una scarsa conoscenza del porta a porta, che a Pescara è stato avviato da anni in molte zone e funziona. Costantini”, contrattaccano sindaco e assessore, “appare impreparato anche sul lavoro di pianificazione fatto per l’estensione all’area centrale, quando da aspirante sindaco del centrosinistra era concentrato solo a chiedere il ritorno alle urne che poi lo ha visto sonoramente sconfitto”.
Masci e Croce ricordano che “l’ampliamento del porta a porta in centro è stato volutamente dilazionato in attesa della disponibilità di tutte le attrezzature da posizionare in città: mancano tuttora solo un paio di passaggi per installare un’isola informatizzata in via Umbria e una ecoisola in via Bologna, per questioni burocratiche. Le isole informatizzate hanno sostituito i vecchi cassonetti tradizionali, quelli maleodoranti e traboccanti di rifiuti che il centrosinistra ha lasciato in bella mostra anche in corso Umberto”.
LA POSIZIONE DI AMBIENTE. Sulla questione interviene anche Riccardo Chiavaroli, presidente di Ambiente spa: “Costantini dipinge un quadro apocalittico”, dichiara, “ma è sufficiente girare tutta la città per realizzare che è infondato, frutto di pregiudizi politici che offendono Ambiente e i suoi lavoratori. Sulla carta è tutto facile, ma bisogna fare i conti con la realtà, e il servizio svolto quotidianamente da Ambiente si dimostra positivo ed efficiente, pur in presenza di fisiologici problemi dovuti al passaggio da un sistema all’altro di raccolta”.
“Non esiste all’orizzonte un’ambigua strategia di privatizzazione, che peraltro”, conclude il presidente di Ambiente, “non spetta a noi approvare o meno, ma siamo concentrati quotidianamente su una costante operatività, svolta con assoluta correttezza per garantire un servizio di pubblica utilità efficiente, pur tra le difficoltà oggettive del settore e le carenze economiche comuni a tutte le società pubbliche”.