In Abruzzo crollano i sussidi per invalidi e disabili, la Cgil: “È il fallimento della sperimentazione”

12 Giugno 2026
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Il sindacato illustra i dati regionali: richieste diminuite fino al 39%, la nuova organizzazione scoraggia i cittadini a far valere i propri diritti. Appello a Governo e Regione per rivedere la riforma

PESCARA – “Nega l’esercizio di diritti fondamentali”: questa, secondo la Cgil Abruzzo Molise, la conseguenza della riforma della disabilità introdotta nel 2024, che sta producendo effetti negativi anche nella nostra regione. I dati raccolti dall’Osservatorio previdenza del sindacato mostrano infatti un netto calo delle domande di invalidità e inabilità nelle quattro province coinvolte nella sperimentazione: Teramo e Isernia, entrate nel percorso dal 30 settembre 2025, e Chieti e Campobasso, coinvolte dal primo marzo 2026.

I dati abruzzesi in particolare sono stati illustrati questa mattina a Pescara dal segretario generale Cgil Abruzzo Molise, Carmine Ranieri, dal coordinatore regionale Inca Cgil, Mirco D’Ignazio, e dal responsabile regionale Cgil Ufficio politiche per la disabilità, Claudio Ferrante. Il sindacato denuncia in Abruzzo cali significativi nelle province coinvolte, con intensità diverse a seconda della fase di sperimentazione.

A Teramo, tra ottobre e aprile, si registra un calo del 23,45% delle domande, passate da 4.951 a 3.790. A Chieti crollo ancora più netto, con le domande passate da 1.684 a 1.023, quindi con una riduzione del 39,25%. Preoccupante viene considerato dal sindacato anche il quadro relativo alla trasmissione dei dati socioeconomici tramite il modulo Ap70 (modulo Inps con dati socio-economici senza il quale non vengono pagate le prestazioni): a Teramo del 16,46%, in linea con la media nazionale del 16,02%.

“Non siamo di fronte a un semplice rallentamento burocratico”, denuncia la Cgil, “la nuova organizzazione sta scoraggiando le persone con disabilità a far valere i propri diritti. Parliamo di lavoratrici e lavoratori fragili che rinunciano a presentare domanda per l’assegno ordinario di invalidità o per la pensione di inabilità previdenziale, prestazioni che rappresentano diritti fondati sui contributi versati in una vita di lavoro”.

La Cgil punta il dito contro “i costi elevati dei certificati introduttivi, la riduzione del ruolo dei patronati nella fase iniziale delle procedure e la mancata attuazione dei percorsi di vita individuale, anche a causa della carenza di risorse. A questo si aggiungono le recenti modifiche sulla non autosufficienza e sugli over 70, che stanno rendendo il sistema sempre più confuso e frammentato, con il paradosso del ripristino delle commissioni Asl in territori dove erano state quasi del tutto soppresse”.

Il sindacato chiede al Governo di “fermarsi e di ascoltare i territori. Alle Regioni Abruzzo e Molise chiediamo invece di farsi parte attiva per il miglioramento della riforma e per ottenere dal Governo risorse adeguate per la sua concreta attuazione. Una riforma nata con l’obiettivo di semplificare non può trasformarsi in un sistema che lascia sole le persone più fragili”.

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