I consiglieri regionali del Pd chiedono trasparenza nella valutazione del direttore generale Vero Michitelli e diffidano l’assessore Nicoletta Verì dal portare in Giunta una delibera basata su dati “non validati”. “Controllato e controllore non possono coincidere”
PESCARA – “Diffidiamo l’assessore Verì dal portare in Giunta una delibera che valuti il manager della Asl di Pescara sulla base di questi dati sulle liste di attesa e chiediamo al direttore dell’Agenzia sanitaria regionale di esprimersi su conformità e correttezza dei dati utilizzati fino ad ora”. È l’affondo del vicepresidente del Consiglio regionale Antonio Blasioli e del capogruppo Pd Silvio Paolucci, che tornano a chiedere chiarezza sulla valutazione del direttore generale della Asl pescarese, Vero Michitelli, dopo la seconda Commissione di vigilanza convocata su loro richiesta.
La questione riguarda la valutazione di metà mandato dei manager delle Asl abruzzesi, prevista dal contratto quadriennale sottoscritto con il presidente della Regione Marco Marsilio. Un passaggio che incide su premi e conferme, ma che – denunciano i consiglieri – nel caso di Pescara sarebbe avvenuto con nove mesi di ritardo e con dati parziali o contraddittori.
«Quando ci siamo accorti del ritardo – spiegano Blasioli e Paolucci – abbiamo eseguito un accesso agli atti e scoperto scambi epistolari tra Dipartimento Sanità, Agenzia sanitaria regionale e Asl di Pescara, con litigi sulle competenze, dati omessi e nessuna valutazione nei tempi perentori».
Il nodo principale riguarda il criterio di valutazione delle liste d’attesa: mentre per le altre Asl abruzzesi si è utilizzata la percentuale delle prestazioni eseguite nei tempi di legge, a Pescara si sarebbe scelto il parametro del tempo medio di erogazione, con risultati non comparabili.
«Ciò ci ha costretto a quattro accessi agli atti – proseguono – e le risposte sono arrivate solo dopo molte insistenze». Nelle ultime note, datate tra aprile e maggio, emerge un ulteriore elemento di criticità: la valutazione finale sarebbe stata firmata dallo stesso direttore generale Michitelli, cioè dal soggetto “valutato”.
«Com’è possibile che controllato e controllore siano la stessa persona? – chiedono Blasioli e Paolucci – E com’è possibile che dall’86% indicato dal direttore sanitario Di Luzio, che avrebbe assegnato zero punti, si passi al 92% e a 8,6 punti?».
Secondo i consiglieri, la discrepanza nasce dal fatto che Michitelli avrebbe confermato l’uso del criterio dei tempi medi “perché così venne fatto in passato per il suo predecessore”, senza spiegare perché per gli altri manager regionali si sia invece adottato un metodo diverso.
«Questo quadro di ritardi, dati parziali e refusi corretti dallo stesso soggetto che deve essere valutato – concludono – impone un supplemento di chiarezza e trasparenza. Le liste d’attesa non sono un dettaglio tecnico, ma il criterio più giusto per misurare l’efficacia di chi guida la sanità pubblica. Diffidiamo l’assessore Verì dall’approvare qualsiasi delibera che ratifichi una valutazione positiva senza prima chiarire ogni dubbio».