Abruzzo, maggio spaccato in due: piogge dimezzate e record di siccità a Ortona dal 1974, ma l’anno resta in surplus

9 Giugno 2026
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Ortona

L’analisi del CETEMPS dell’Università dell’Aquila: temperature nella norma e precipitazioni a -48 per cento. Ma il bilancio dei primi mesi dell’anno resta in forte surplus e il professor Curci frena sull’ipotesi di crisi idrica

L’AQUILA – Un maggio dal volto doppio quello appena archiviato in Abruzzo. Le temperature sono rimaste in linea con il riferimento climatologico 1991-2020, con un’anomalia media regionale di appena +0,2 gradi, mentre le precipitazioni si sono pressoché dimezzate, chiudendo a -48 per cento rispetto alla media. È quanto emerge dall’analisi meteo-climatica mensile del CETEMPS dell’Università degli Studi dell’Aquila, elaborata sui dati raccolti dall’Ufficio idrologia, idrografico e mareografico dell’Agenzia regionale di Protezione Civile.

Nella serie storica che parte dal 1974, il mese si colloca al ventunesimo posto tra i più caldi e all’ottavo tra i più secchi. Il dato più eclatante arriva però da Ortona, dove con un deficit dell’86 per cento si registra il record assoluto di siccità per il mese di maggio da oltre mezzo secolo.

A determinare il quadro è stata una configurazione atmosferica anomala: l’Anticiclone delle Azzorre, spostato molto più a nord-ovest del solito, un promontorio di alta pressione in estensione dal Nord Africa e una bassa pressione sulla Turchia. Il Mediterraneo si è trovato nella fascia intermedia, alternando fasi di stabilità e caldo al passaggio di perturbazioni. Ne è derivato un mese spaccato in tre: una prima decade nella norma, una seconda fredda e piovosa, una terza dominata dall’alta pressione nordafricana, che ha portato temperature ben oltre il riferimento climatologico e soppresso le precipitazioni.

La geografia del deficit idrico racconta una regione divisa. Sulla fascia adriatica la sofferenza è stata pesante, con Giulianova a -82 per cento, Vasto a -81 e Pescara a -80, mentre la Marsica ha chiuso in controtendenza: ad Avezzano le piogge hanno superato la media del 25 per cento. Stesso discorso per le temperature, con Giulianova più calda della norma di 1,3 gradi e Assergi più fredda dello stesso valore.

Il dato di maggio, però, va letto dentro l’andamento dell’intero anno, ed è qui che il quadro si ribalta. I primi quattro mesi del 2026 sono stati eccezionalmente piovosi: gennaio ha chiuso a +110 per cento, terzo gennaio più umido della serie storica, febbraio a +30, marzo a +85, aprile a +62. A marzo Pescara, Ortona, Vasto, Guardiagrele e Lanciano avevano addirittura segnato il record assoluto di pioggia dal 1974, con quantitativi tripli o quadrupli rispetto alla climatologia. Significa che Ortona, oggi capofila della siccità di maggio, appena due mesi prima firmava il primato opposto.

«Guardando all’insieme dei mesi del 2026 finora trascorsi, non si può ancora parlare di criticità idriche», afferma Gabriele Curci, professore associato del Dipartimento di Scienze fisiche e chimiche e ricercatore del CETEMPS. «Da gennaio ad aprile sono stati segnati record positivi di precipitazione sia nell’entroterra appenninico sia sul versante adriatico, solo avvenuti in tempi diversi: molte piogge a gennaio e febbraio in provincia dell’Aquila, a marzo e aprile sulla fascia costiera. Le proiezioni stagionali Copernicus indicano una tendenza per un’estate calda, ma non particolarmente secca rispetto alla norma, quindi parlare già oggi di scarsità idrica non appare giustificato dai dati».

Il maggio avaro di pioggia non basta dunque a riscrivere un anno finora generoso. Il monitoraggio dei prossimi bollettini dirà se quello di Ortona resterà un episodio isolato o l’inizio di una fase più asciutta, da leggere comunque sulle riserve accumulate nei mesi precedenti più che sul singolo mese.

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