Riforma idrica in Abruzzo, Mariani attacca: “Non nel mio nome, l’acqua resti pubblica”

26 Maggio 2026
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Sandro Mariani (Pd) in consiglio regionale

Il consigliere regionale del Pd in aula contro la riorganizzazione del servizio idrico: “Scelte lontane dai cittadini e concentrate in poche mani”

L’AQUILA – Un intervento appassionato, lontano da tecnicismi legislativi ma con una forte rivendicazione di etica politica. Il consigliere del Pd Sandro Mariani scuote l’aula sulla riforma del sistema idrico, schierandosi apertamente contro quello che definisce un tentativo di «esautorare il consiglio» a favore di una «maledetta stanza» dove pochi finirebbero per decidere per tutti.

Mariani contesta apertamente l’idea che l’unificazione sia sempre un bene prende e posizione contro l’impianto della proposta di riforma del sistema idrico regionale. Il consigliere è quindi scettico sul gestore unico, citando esempi negativi del passato come il gruppo industriale di Vasto o l’Asur nelle Marche, sostenendo che la gestione di un bene primario «non può essere decisa da un semplice algoritmo» .

«Ho deciso da che parte stare», afferma il consigliere dem, rivendicando una scelta di coerenza politica e sottolineando come l’acqua debba restare un bene interamente pubblico. Nel suo intervento critica l’idea di concentrare le decisioni su pochi livelli decisionali, con il rischio di allontanare il confronto istituzionale.

La discussione ruota attorno ai sub-ambiti del servizio idrico e alla suddivisione del territorio in due aree provinciali: L’Aquila-Teramo e Pescara-Chieti. L’obiettivo è ridurre gli attuali sei gestori a un massimo di uno o due. Per Mariani non si tratta di un passaggio tecnico, ma di una scelta che «incide direttamente sulla governance del sistema». Quindi la richiesta di rafforzare il ruolo della Commissione consiliare, che dovrebbe poter esprimere un parere vincolante sugli indirizzi della giunta.

Il consigliere critica la prospettiva di una delega piena all’esecutivo o all’Ersi (l’Ente regionale per il servizio idrico). «I rappresentanti eletti, – sostiene Mariani – devono assumersi fino in fondo la responsabilità delle decisioni». Nel suo intervento, il consigliere del Pd non risparmia critiche sul linguaggio della riforma, giudicato troppo tecnico e poco chiaro. Un approccio che, secondo Mariani, rischia di rendere meno comprensibili scelte che «avranno effetti diretti sui cittadini e sui territori». Dubbi anche sulla promessa fatta dal presidente del consiglio regionale Lorenzo Sospiri, ovvero che la nuova organizzazione possa automaticamente portare più investimenti e tariffe più basse.

Contestata da Mariani anche l’assenza del presidente Marco Marsilio durante il dibattito in aula, interpretata come un segnale di «distanza rispetto a un tema considerato rilevante per la Regione». In chiusura, Mariani porta in aula una bottiglia d’acqua vuota, utilizzata come simbolo di un territorio che rischia di restare senza capacità decisionale.

L’appello finale è rivolto a tutti i consiglieri: «scegliere in autonomia, senza vincoli di schieramento».



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