La Asl ha acquisito il robot chirurgico oculistico, strumento per gli interventi vitreoretinici, al momento non esistente in Italia e soltanto sperimentale nel mondo
CHIETI – C’è un punto della chirurgia oculistica in cui la mano dello specialista può essere meglio supportata, o non bastare più. È quello in cui si lavora sulla retina, dentro spazi minuscoli, su strutture delicatissime, con margini di errore quasi invisibili. La precisione è d’obbligo: le cellule retiniche, infatti, non si rigenerano e non possono essere né sostituite né trapiantate.
È lì che si colloca il robot chirurgico oculistico, strumento per gli interventi vitreoretinici, al momento non esistente in Italia e soltanto sperimentale nel mondo, che la Asl Lanciano Vasto Chieti ha acquisito per l’ospedale SS. Annunziata grazie a un finanziamento della Regione Abruzzo di due milioni 120 mila euro.
Il sistema sarà installato nell’hub della Clinica oculistica di Chieti, diretta da Rodolfo Mastropasqua, e rappresenta l’avvio di una fase sperimentale di alto profilo dentro un percorso più ampio di sviluppo clinico, tecnologico, organizzativo e di ricerca.
«Questo robot non è solo uno strumento ma il punto di partenza di una rete digitale oftalmologica che potrà rafforzare progressivamente sicurezza, precisione e capacità di presa in carico dall’intero Abruzzo e dalle altre regioni”, dice il direttore Asl Mauro Palmieri che ringrazia il presidente della Regione Marco Marsilio e l’assessore alla sanità Nicoletta Verì per gli sforzi compiuti.
Quella appena acquistata è descritta come la prima piattaforma robotica bimanuale progettata per la chirurgia oftalmica: in sostanza il chirurgo governa due bracci robotici indipendenti da una postazione ergonomica, con visione tridimensionale del campo operatorio. La promessa tecnica, qui, è molto concreta: trasformare il movimento umano in un gesto più stabile, più fine, più controllabile. Non sostituisce il chirurgo, ne estende la precisione e amplia notevolmente le opzioni interventistiche vitreoretiniche.
Il robot, integrato dalla dotazione tecnologica di supporto basata sull’intelligenza artificiale, si inserisce in un progetto più ampio, pensato per curare malattie rare che causano ipovisione, consentire ricerca avanzata ed inserimento in rete di dati clinici, personalizzando diagnosi e terapia. È arrivato a Chieti grazie anche alla collaborazione tra Asl e università d’Annunzio.