Avviato un gruppo di lavoro per rivedere la disciplina della medicina d’urgenza nelle Asl. Respinta la risoluzione di Paolucci: per il Pd la destra sceglie “tasse e tagli fino al 2029”
L’AQUILA — La riorganizzazione della medicina d’urgenza entra nella fase operativa. La Commissione Sanità ha aperto questa mattina l’esame della proposta di legge che punta a ridisegnare il funzionamento dei reparti nelle Asl abruzzesi, mettendo attorno allo stesso tavolo dirigenti sanitari, l’assessore Nicoletta Verì, il direttore del Dipartimento Sanità Camillo Odio e il presidente della Commissione Paolo Gatti.
Dalla riunione è arrivata la decisione di costituire un gruppo di lavoro tecnico‑politico, condiviso con la consigliera Carla Mannetti, prima firmataria del testo. Il compito sarà quello di verificare punto per punto la coerenza della proposta con la normativa regionale già in vigore. Le conclusioni saranno presentate entro fine marzo, quando il provvedimento tornerà in Commissione per proseguire il suo percorso.
La seconda parte della seduta ha acceso il confronto politico. Il consigliere Silvio Paolucci ha presentato una risoluzione sulla “Sostenibilità della programmazione economica del nuovo Programma Operativo 2026‑2028”, chiedendo alla Giunta di valutare — in caso di maggiori risorse o equilibrio finanziario certificato — una riduzione progressiva delle maggiorazioni Irpef e Irap introdotte negli ultimi anni.
La maggioranza ha votato contro. E il Partito Democratico ha reagito con una nota durissima: «La destra ha bocciato oggi in Commissione la nostra richiesta di restituire alla comunità le maggiori tasse volute dalla Giunta Marsilio per colmare il deficit sanitario, se nel 2028 i conti della sanità dovessero andare in pareggio o emergessero maggiori risorse».
Secondo i consiglieri dem — Paolucci, Antonio Di Marco, Pierpaolo Pietrucci, Sandro Mariani, Antonio Blasioli e Dino Pepe — la scelta della maggioranza significa «continuare a chiedere sacrifici agli abruzzesi: tra 40 e 50 milioni di euro di tasse in più ogni anno fino al 2029, oltre 170 milioni di euro di tagli alla sanità».
Il Pd accusa la maggioranza di aver tradito gli impegni presi con gli elettori: «Lasciare le tasse al massimo per tutta la legislatura fino al 2029 significa dare a famiglie e imprese l’ennesimo schiaffo. È del tutto irresponsabile aver dichiarato prima del voto che non si sarebbero mai messe le mani nelle tasche dei cittadini e aver fatto come primo atto proprio l’aumento dell’addizionale regionale al massimo consentito».
I dem denunciano anche un indebolimento del ruolo del Consiglio regionale: «Con una norma dello Stato voluta lo scorso anno, si è di fatto commissariata la gestione della sanità e ridimensionato il ruolo del Consiglio regionale, esautorato dalle scelte strategiche».
Il gruppo Pd richiama inoltre le indicazioni dei Ministeri vigilanti: «Il Ministero della Salute e il MEF hanno imposto alla Regione di rivedere al ribasso le entrate 2027–2028». Una revisione che, secondo i consiglieri, smonta la narrativa della maggioranza sulla necessità di mantenere le addizionali al massimo.
«Se dobbiamo presentare un Programma Operativo con meno entrate, come chiesto dai Ministeri, per 64 milioni di euro in meno, allora cade la tesi della maggioranza sulla necessità di maggiori risorse in sede di riparto del fondo sanitario. Se invece saremo in grado di ottenere più fondi garantendo equilibrio con minori entrate, quelle risorse devono tornare alla comunità», affermano.
Il nuovo Programma Operativo 2026‑2028, con le sue prescrizioni vincolanti, viene definito «un vero e proprio commissariamento».