Per la prima volta la manifestazione regionale arriva sulla costa teramana: nonostante il caldo intenso, tante persone hanno sfilato tra musica, colori e rivendicazioni per l’inclusione
GIULIANOVA – Il caldo intenso non ha fermato la partecipazione. In tanti hanno scelto di scendere in strada per l’Abruzzo Pride, che per la prima volta ha portato il corteo a Giulianova trasformando il lungomare in un percorso di colori, musica e rivendicazioni. Una giornata che ha richiamato persone da tutta la regione e che, secondo gli organizzatori, conferma la crescita di una manifestazione diventata negli anni un momento di confronto sui diritti civili.
Dopo il concentramento in piazza del Mare, il corteo ha attraversato il centro cittadino tra bandiere arcobaleno, cori e performance, concludendosi nuovamente sul lungomare con il Pride Party, tra spettacoli, musica dal vivo e momenti di festa. Nonostante le temperature elevate, sono state numerose le persone che hanno partecipato alla sfilata, accompagnando il messaggio della manifestazione.
Ad aprire il pomeriggio sono stati gli interventi delle associazioni promotrici, tra cui Udu Teramo, Cgil Teramo e diverse realtà impegnate nella tutela dei diritti civili. Al centro dei messaggi la necessità di contrastare ogni forma di discriminazione e di promuovere inclusione e pari opportunità.
La scelta di Giulianova come sede della manifestazione è stata spiegata dal portavoce del coordinamento Abruzzo Pride, Fabio Milillo. «Da sette anni abbiamo deciso di portare il Pride non solo nelle grandi città, ma soprattutto nelle province e nei centri più piccoli, quelli più ai margini. È proprio qui che le persone Lgbt+ hanno meno visibilità e meno servizi. Vogliamo affermare che viviamo anche in questi territori e pretendiamo gli stessi diritti», ha detto.
Milillo ha poi spostato l’attenzione sulla situazione normativa regionale: «L’Abruzzo continua a non avere una legge regionale contro l’omobilesbotransfobia. – ha sottolineato – L’Italia non dispone di una legge nazionale su questo tema e le Regioni potrebbero intervenire con proprie norme, ma l’Abruzzo continua a esserne privo».
Dal mondo politico è arrivato anche il commento del Partito democratico regionale. Il segretario Daniele Marinelli, la portavoce della conferenza delle Donne democratiche Roberta Tommasi, la responsabile Diritti Marielisa Serone Dalò, il segretario dei Giovani Democratici Saverio Gileno e la coordinatrice Maria Citarelli hanno parlato di «un Abruzzo che non ha paura del confronto» e che considera i diritti «un patrimonio comune».
Secondo gli esponenti dem, il Pride «non è una manifestazione rivolta soltanto alla comunità Lgbtqia+, ma un momento che richiama tutte e tutti al valore dell’uguaglianza, della libertà e della dignità della persona». Da qui la richiesta alla Regione di adottare politiche concrete contro le discriminazioni e a favore dell’inclusione.
Dal fronte politico cittadino è arrivato anche il commento di Daniele Di Massimantonio, consigliere comunale di Coltura politica/Nos-Noi, che ha definito il Pride un momento capace di restituire alla città il valore della libertà e dell’inclusione. «Il corteo che ha attraversato Giulianova non ha soltanto colorato le strade – ha sottolineato il consigliere – ma ha restituito alla città una parola che troppo spesso viene pronunciata senza essere davvero compresa: libertà. Libertà di essere. Libertà di amare. Libertà di esistere, senza chiedere il permesso».
L’edizione 2026 dell’Abruzzo Pride chiude così il suo percorso regionale, dopo le iniziative organizzate nelle settimane precedenti in diverse città, con un messaggio chiaro: portare il confronto sui diritti anche nei territori più piccoli e dare visibilità alle comunità presenti in tutta la regione.