Dal confronto a Palazzo Fibbioni nasce la proposta di un “Modello L’Aquila” che metta in rete ateneo, ADSU, amministrazioni e imprese per rafforzare accoglienza, servizi e percorsi formativi per studenti stranieri e rifugiati
L’AQUILA – Costruire un modello di integrazione che abbia al centro l’università, la rete dell’accoglienza e i servizi del territorio, rendendo L’Aquila più attrattiva per gli studenti e più solida come polo universitario nazionale. È la proposta emersa dal confronto “Dialoghi sull’integrazione”, ospitato nella sala Rivera di Palazzo Fibbioni e dedicato ai corridoi universitari per rifugiati.
L’iniziativa, organizzata dall’ADSU L’Aquila insieme all’Università degli Studi dell’Aquila, al Conservatorio “A. Casella” e all’Accademia di Belle Arti, rientra nel calendario del Coolture Fest 2026, promosso dall’ADSU nell’ambito delle attività per L’Aquila Capitale Italiana della Cultura.
Al tavolo sono intervenuti il mediatore culturale e scrittore Salvatore Lanuzza, la delegata Univaq al programma Unicore Francesca Colella, la consigliera comunale Stefania Pezzopane e il capogruppo della Lega Daniele Ferella, moderati dal direttore dell’ADSU Michele Suriani.
«Abbiamo bisogno di un modello efficiente di integrazione – ha dichiarato la presidente dell’ADSU, Marica Schiavone – per coinvolgere gli studenti e costruire una comunità che lavori insieme per migliorare i servizi universitari. Per questo è stato lanciato un appello all’amministrazione comunale, affinché si possa lavorare sempre più in sinergia».
Sulla stessa linea la consigliera Stefania Pezzopane, che ha parlato esplicitamente di un possibile “modello aquilano”: «L’Aquila ha tutte le caratteristiche per costruire un proprio modello di integrazione. Abbiamo una dimensione urbana adeguata, una comunità universitaria viva e un sistema di servizi che può diventare la base di un modello». E aggiunge: «Per diventare un modello serve organizzare i servizi, rafforzare l’accoglienza, coinvolgere il sistema delle imprese e sostenere le iniziative dell’università. Una città cresce quando è più accogliente».
Accanto alle prospettive, sono emerse anche le criticità. «I problemi principali riguardano inevitabilmente anche gli aspetti legati alla sicurezza che i flussi migratori portano con sé», ha affermato Daniele Ferella. «Non devono passare messaggi distorti, come l’idea che L’Aquila sia una città dove sia facile ottenere permessi o aggirare i percorsi previsti. L’Aquila vuole essere accogliente, ma dentro un quadro chiaro e regolato».
Sul piano culturale, Lanuzza ha richiamato la necessità di un approccio realistico e umano: «Il problema non è eliminare le differenze, ma imparare a vivere con esse. Parliamo di persone che arrivano con la necessità di costruire un futuro che nei loro Paesi non hanno potuto realizzare. L’integrazione è un percorso concreto: significa accompagnare queste persone nella comprensione delle regole senza cancellarne l’identità».
Dal versante accademico, Colella ha sottolineato il ruolo dei corridoi universitari: «I corridoi universitari rappresentano uno strumento fondamentale, perché mettono al centro la formazione come leva di integrazione. È un progetto che richiede un lavoro di rete tra università, istituzioni e territorio».
A chiudere il confronto è stato il direttore dell’ADSU, Michele Suriani: «Vogliamo che tutti gli studenti possano sentirsi parte della città e che l’università sia un punto di riferimento reale. L’integrazione significa garantire condizioni concrete per vivere e studiare all’Aquila, a partire dall’alloggio, dai servizi e dalla possibilità di partecipare alla vita della città». E aggiunge: «C’è poi un lavoro importante da fare con ministeri e ambasciate per rafforzare i percorsi che consentono agli studenti di arrivare e costruire qui il proprio futuro».
Un confronto che segna un passo avanti verso la definizione del “Modello L’Aquila”, un sistema integrato di accoglienza, formazione e servizi che punta a trasformare la città in un laboratorio nazionale di integrazione universitaria.