A Chieti primo tumore epatico operato con il robot Da Vinci: paziente dimesso dopo 3 giorni

2 Aprile 2026
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robotDaVinci

L’operazione pienamente riuscita su un paziente di 73 anni è stata eseguita dall’équipe della Chirurgia generale a indirizzo oncologico, guidata dal direttore Liberato Aceto

CHIETI – Ha 73 anni ed è di sesso maschile il primo paziente operato a Chieti con il robot Da Vinci per l’asportazione di un tumore epatico. L’intervento è stato eseguito dall’équipe della Chirurgia generale a indirizzo oncologico, guidata dal Direttore Liberato Aceto con Massimo Cieri e Daniele Di Martino. 

“Era stata diagnosticata una lesione neoplastica – spiega il primario – a carico del secondo segmento epatico, sul quale abbiamo eseguito una resezione. Il paziente è tornato ad alimentarsi già in seconda giornata, ha avuto un decorso post operatorio senza problemi ed è stato già dimesso, dopo una degenza di soli tre giorni. Un esito simile è reso possibile proprio dall’uso del robot, che consente di evitare la tecnica utilizzata in chirurgia tradizionale del taglio curvo che passa da un lato all’altro dell’addome”. 

Il primo caso di  tumore del fegato operato in robotica è stato commentato con grande favore dal direttore generale della Asl: “Questo intervento rappresenta il nostro punto di discontinuità con il passato – precisa Mauro Palmieri – . Non stiamo parlando di un evento isolato, ma della prova di una sanità che ha deciso di correre sul binario dell’innovazione”.

La procedura, durata circa 3 ore, è stata eseguita attraverso 5 fori d’accesso, permettendo una precisione millimetrica nella rimozione della massa tumorale senza intaccare i tessuti sani circostanti.

In particolare la localizzazione della neoplasia era vicino alla punta del cuore in prossimità del diaframma e pertanto in una posizione particolarmente delicata e difficile da trattare, per la quale la precisione chirurgica assicurata dal robot ha fatto la differenza, garantita oltre che dalla visione 3D anche dai bracci robotici che eliminano i tremori umani e simulano i movimenti della mano  all’interno del corpo del paziente.

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