Famiglia nel bosco, i servizi sociali si difendono: “Mai atteggiamenti ostili, tutelati i minori”

24 Febbraio 2026
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Nathan e Catherine Trevallion

L’ente d’ambito sociale Alto Vastese replica alle polemiche: “Mai iniziative autonome sugli allontanamenti, tutelato il rapporto madre – figli”. Accuse alla “tempesta mediatica” e alla violazione della privacy dei minori

VASTO – Sul caso della famiglia nel bosco l’ente d’ambito sociale Alto Vastese respinge le accuse e difende le assistenti sociali coinvolte nella vicenda.

A parlare è l’avvocato Maria Pina Benedetti in una nota ufficiale dell’Ecad 14 (Ente comunale d’ambito distrettuale): “Mai assunto alcun atteggiamento autoritario o ostile verso i genitori né giudicante verso le loro convinzioni e scelte di vita, tantomeno è indifferente alla condizione dei bambini”.

“Al contrario – si legge ancora – è nel loro interesse che ha cercato a lungo un possibile terreno di mediazione che potesse assicurare il rispetto dei diritti fondamentali dei bambini alla casa, all’istruzione e alla socializzazione. Ancora oggi l’Ente continua ad auspicare l’alleanza con la famiglia”.

Nel documento si sottolinea che, anche in occasione dell’esecuzione dell’allontanamento dei minori, disposto a novembre dal Tribunale per i minorenni dell’Aquila, l’Ente avrebbe cercato di tutelare il rapporto familiare. In particolare, si evidenzia la scelta di consentire alla madre di entrare nella struttura di accoglienza insieme ai figli, “cosa non prescritta dal Tribunale”, nella prospettiva di favorire l’adattamento dei bambini al nuovo ambiente.

L’Ecad 14 rivendica inoltre la competenza del proprio personale, “altamente qualificato grazie alla formazione continua”, e sottolinea che, in rapporto alla popolazione, è l’ambito con il minor numero di minori allontanati a livello regionale. “Nei pochi casi indicati – precisa l’avvocata Benedetti – il collocamento in strutture è stato fatto in esecuzione di decreto dell’Autorità giudiziaria e mai di iniziativa del servizio”.

Infine, un passaggio critico sulla copertura mediatica del caso. Dopo il provvedimento di novembre, “si è scatenata una tempesta mediatica” con articoli e servizi che, secondo l’Ente, “hanno violato e violano la privacy e la condizione di vulnerabilità di quei minori” e “gettato discredito sull’esercizio della funzione di questo Ente”.

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