Il Liceo Vico di Chieti ricorda due partigiani con una targa commemorativa

13 Febbraio 2026
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Targa commemorativa al G.B.Vico

Cerimonia con convegno e relatori: “Fate che il mio nome non lo dimenticate”, l’appello di Stelio Falasca prima della fucilazione nazifascista

CHIETI – Il Liceo Classico “G.B. Vico” ha reso omaggio a due figure simbolo della Resistenza: il professore Domenico Cerritelli e lo studente diciottenne Stelio Falasca, entrambi membri della Banda Palombaro, arrestati, torturati e fucilati dai nazifascisti nel 1944. Una targa commemorativa, inaugurata l’11 febbraio all’interno dell’istituto, perpetuerà la loro memoria tra le nuove generazioni, a ottanta anni dai tragici eventi.


L’iniziativa è scattata con un convegno intitolato “Fate che il mio nome non lo dimenticate” – parole tratte da una lettera scritta da Falasca prima dell’esecuzione –, che ha visto susseguirsi saluti istituzionali di primo piano. Tra le autorità presenti, il sindaco Diego Ferrara, il presidente della sezione Anpi “Alfredo Grifone” Gianluca Antonucci, la dirigente scolastica Paola Di Renzo e l’avvocato Pierluigi Pennetta, presidente dell’Associazione “Noi del G.B. Vico”.

Emozionanti i contributi di Maria Teresa Falasca e Alessandra Santarelli, parenti dello studente, e di una delegazione della nascente sezione ANEI di Pescara. Gli interventi dei relatori hanno illuminato il contesto della Resistenza abruzzese. Il professor Enzo Fimiani, docente di Storia Contemporanea all’Università “G. D’Annunzio”, ha analizzato “Abruzzesi che resistono nell’Italia che resiste 1943-1944”, focalizzandosi su forme e significato del movimento nella regione.

Il professor Filippo Paziente ha ripercorso le azioni della Banda Palombaro a Chieti, mentre Francesco Baldassarre, docente del Vico, insieme agli ex studenti Lorenzo Di Cesare e Benedetta Mucci, ha tracciato le biografie dei due eroi, valorizzando inediti documenti d’archivio e il loro legame con la scuola.

Le lettere che hanno ispirato il ricordo
L’idea è nata da oltre 160 ex alunni del Vico, colpiti dalla scoperta di due lettere di Falasca nella raccolta “Lettere di condannati a morte della Resistenza Italiana” (Einaudi, 1952): una per la madre e una per il padre, redatte il 10 febbraio 1944, alla vigilia della condanna a morte da un tribunale tedesco. Quei testi, intrisi di angoscia ma fermi nella scelta partigiana, hanno mosso l’iniziativa: “Con quelle lettere, Stelio ha iniziato a mettersi la targa da solo”, ha sintetizzato un ex studente. Per Cerritelli, la memoria è stata ravvivata da una supplica della madre alla scuola nel dopoguerra: “non dimenticatelo”. Oggi, grazie all’impegno collettivo del liceo e dei collaboratori, quell’appello è stato accolto.

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