Famiglia nel bosco, arriva “Mille silenzi”, una canzone per Nathan e Catherine e per tutti i figli ‘strappati’ ai genitori

11 Febbraio 2026
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Nathan e Catherine Trevallion

Il brano, scritto da tre musicisti toscani e interpretato dalla giovane Fiamma, dà voce al dramma degli allontanamenti familiari. «Dobbiamo restare umani, i figli non sono dello Stato», dicono gli autori

PALMOLI — Anche il mondo della musica si mobilita attorno alla vicenda della cosiddetta famiglia del bosco e, più in generale, al tema dei minori allontanati dalle loro famiglie. Si intitola “Mille silenzi” il brano dedicato a Nathan e Catherine — i genitori dei tre bambini trasferiti dal Tribunale dei minori dell’Aquila in una casa famiglia — e a tutti i piccoli «strappati» ai propri affetti.

La canzone nasce dall’iniziativa di tre musicisti toscani, Paolo Lunghi, Marzio Benelli e Salvatore Cardella, che hanno composto e arrangiato il brano, affidandone l’interpretazione alla giovane cantante fiorentina Fiamma. Un progetto nato, spiegano, dalla necessità di dare voce a un dolore che spesso resta confinato nelle aule giudiziarie e nelle cronache locali.

«Dobbiamo restare umani, i figli non sono dello Stato» affermano gli autori, sintetizzando lo spirito che ha guidato la realizzazione del brano. Una presa di posizione che vuole richiamare l’attenzione sulla complessità degli allontanamenti e sulla necessità di garantire sempre trasparenza, ascolto e chiarezza nei procedimenti che riguardano i minori.

«I bambini sono il patrimonio più grande che abbiamo e il nostro futuro, dobbiamo tutelarli, perciò occorre aiutare le famiglie, non dividerle» aggiungono Lunghi, Benelli e Cardella. «Per gli allontanamenti, quando necessari, è determinante la massima chiarezza e trasparenza, non devono esserci equivoci, incomprensioni».

“Mille silenzi” si inserisce così nel dibattito acceso attorno al caso dei tre bambini di Palmoli, ancora ospitati in una casa famiglia, e più in generale nel confronto nazionale sul sistema di tutela minorile. Un brano che vuole trasformare un fatto di cronaca in un messaggio universale, affidando alla musica ciò che spesso le parole non riescono a dire.

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