Il sindaco Carlo Masci ha diffuso un videomessaggio indirizzato ai pescaresi per spiegare le ragioni della querela per diffamazione contro Carlo Costantini, candidato sindaco del centrosinistra alle elezioni parziali dell’8 e 9 marzo prossimi. Il primo cittadino contesta accuse ritenute infamanti e prive di fondamento e chiede ora che sia un giudice a stabilire se si tratti di critica politica o di diffamazione. Costantini in una nota: “Non ho mai attribuito responsabilità personali al sindaco, se non sul piano amministrativo e politico”
PESCARA – È una decisione maturata dopo giorni di tensione e attacchi ripetuti quella che ha portato il sindaco di Pescara, Carlo Masci, a presentare una querela per diffamazione nei confronti dell’avversario politico Carlo Costantini, candidato sindaco del centrosinistra alle prossime elezioni parziali dell’8 e 9 marzo. A spiegarne le ragioni è stato lo stesso primo cittadino, che ha scelto di rendere pubblica la sua posizione rivolgendosi direttamente ai pescaresi, dopo che ieri sera in diretta televisiva sull’emittente locale Rete8 aveva svelato di aver depositato l’atto.
Masci denuncia una campagna fatta di accuse gravi e reiterate, definite «infamanti» e caratterizzate da «una violenza verbale inaudita». Secondo il sindaco, Costantini avrebbe sostenuto, in maniera «ossessiva» su giornali, televisioni e social, che l’amministrazione comunale avrebbe agito nell’illegalità, arrivando ad accusarlo di aver pilotato la nomina dei presidenti di seggio e di aver utilizzato fondi pubblici per fini elettorali. Accuse che, sempre secondo Masci, si sarebbero spinte fino a paragonare Pescara a territori segnati dalla criminalità organizzata. «Ha accostato la nostra città a quelle della Locride e della Sicilia, dove la criminalità organizzata controlla il voto», afferma il sindaco, ricordando anche l’affermazione secondo cui «la prossima volta al voto ci sarebbero andati soltanto quelli che avrebbero ricevuto incarichi dal sindaco Masci».
Per il primo cittadino si tratta di dichiarazioni «gratuite, assurde, mostruose, prive di qualsiasi aderenza alla realtà», che non trovano, a suo dire, alcun riscontro nemmeno nelle sentenze del Tar e del Consiglio di Stato. Ed è proprio su questo punto che Masci motiva la scelta di rivolgersi alla magistratura: «Hanno offeso pesantemente e profondamente la mia onorabilità, mai messa in discussione da nessuno nella mia vita politica e personale, caratterizzata sempre da onestà, correttezza e serietà».
Il sindaco sottolinea come il ricorso a una querela non sia una scelta naturale per lui, soprattutto nel contesto di una campagna elettorale. «Per mia natura mai avrei pensato di rivolgermi a un procuratore per una campagna elettorale – spiega – però di fronte a questi attacchi vigliacchi e orribili non potevo rimanere in silenzio». Da qui la volontà di affidare la valutazione a un soggetto terzo: «Voglio che un giudice terzo dica se quelle frasi devastanti che mi feriscono come una pugnalata alle spalle costituiscano critica politica, ovvero calunnia e diffamazione».
Masci richiama anche il contenuto della recente sentenza del Consiglio di Stato, che ha disposto il ritorno alle urne in 23 seggi per errori formali commessi dai presidenti di seggio, nominati dal presidente della Corte d’Appello. «Errori formali, ma nessuno illecito», precisa il sindaco, parlando di una decisione che «smentisce in maniera categorica le pretese surreali di Costantini». Una sentenza che Masci dice di rispettare, pur non condividendola: «Penso di aver subito una profonda ingiustizia, ma non per questo mi metto ad attaccare indistintamente tutti quanti con la rabbia e con la cattiveria che Costantini sta dimostrando nei miei confronti».
Nella parte finale del suo intervento, il primo cittadino allarga il ragionamento al piano politico e amministrativo, sostenendo che «non si amministra con l’odio e con il rancore» e che per guidare una città servono «dedizione, determinazione, passione, capacità di ascolto e tanto amore per la città». Un amore che Masci rivendica di aver messo in ogni scelta: «Tutto quello che ho fatto l’ho fatto con il cuore, imparando anche dagli errori».
Dal canto suo Carlo Costantini in un comunicato stampa ha ribadito come nella sua opinione, la querela ricevuta sia un «tentativo di intimidazione». «Il senso delle mie dichiarazioni è molto chiaro – scrive Costantini –. Ho ritenuto intollerabile che una città come Pescara potesse essere accostata, per il modo in cui è stato gestito il voto, a realtà in cui la scomparsa delle schede o la cattiva gestione delle operazioni elettorali vengono tradizionalmente associate a pratiche criminali o a gravi degenerazioni democratiche. Non ho mai attribuito responsabilità personali al sindaco, se non sul piano amministrativo e politico».