La variazione 2026-2028 passa a maggioranza, opposizioni contrarie. Il Patto denuncia: «Atto politico grave, sottratti oltre 3,25 milioni all’Assemblea. Così si indebolisce la democrazia regionale»
L’AQUILA — La Commissione “Bilancio, Affari Generali e Istituzionali” ha approvato questa mattina, a maggioranza e con il voto contrario delle opposizioni, la variazione al bilancio di previsione 2026-2028 del Consiglio regionale. Un passaggio tecnico per la maggioranza, un atto politico «grave e arbitrario» per il Patto per l’Abruzzo, che denuncia un taglio complessivo di oltre 3,25 milioni di euro alle disponibilità dell’Assemblea.
Il provvedimento, illustrato dalla Direttrice della Direzione Amministrativa del Consiglio e dal Dirigente del Servizio Risorse Finanziarie, adegua le previsioni finanziarie alla legge regionale n. 3/2026. La Commissione ha inoltre espresso parere unanime sul recepimento della delibera di Giunta che applica la normativa nazionale (legge n. 199/2025) relativa alla cancellazione della restituzione delle anticipazioni di liquidità da parte delle Regioni: dal 1° gennaio 2026, infatti, il debito contratto con Cassa Depositi e Prestiti viene trasferito al bilancio dello Stato. Entrambi i provvedimenti approderanno ora in Consiglio per il voto definitivo. Via libera, sempre a maggioranza, anche ai pareri finanziari sui progetti di legge in materia di qualità architettonica e agricoltura sociale.
Se nelle stanze della Commissione prevale il rigore dei conti, fuori il confronto si accende sul piano politico. Le forze del Patto per l’Abruzzo, infatti, bocciano senza appello la manovra.«La prima variazione al Bilancio di previsione 2026-2028 del Consiglio regionale non è un semplice atto tecnico, come si vorrebbe far credere. È una scelta politica precisa, grave e sbagliata, che colpisce l’autonomia del Consiglio regionale e altera l’equilibrio tra i poteri previsto dalla legge e dallo Statuto, che sottrae al Consiglio regionale oltre 3,25 milioni di euro, tra spese correnti e investimenti, senza che sia il Consiglio stesso a deciderlo», denunciano.
Secondo il Patto, la manovra interviene «in modo pesante e repentino» sul bilancio dell’Assemblea senza una richiesta formale del Consiglio né una modifica legislativa che autorizzi l’esecutivo. «La legge regionale n. 18 del 2001 è chiarissima: il Consiglio regionale è titolare di un proprio bilancio e la sua spesa di funzionamento è obbligatoria per la Regione. Non è una concessione della Giunta, ma una garanzia democratica», affermano i consiglieri.
Nel mirino finiscono anche i tagli ai capitoli considerati strategici: borse di studio, dottorati e assegni di ricerca; risorse per la cultura; fondi per il pendolarismo nelle aree svantaggiate; manutenzioni e utenze delle sedi del Consiglio. «Altro che razionalizzazione: qui siamo di fronte a un arretramento secco. Tagliare su cultura, ricerca e servizi significa colpire direttamente l’interesse pubblico, la comunità, già tassata per il deficit sanitario 2024 e 2025», sostengono.
La critica più dura riguarda il ruolo della Giunta. «È inaccettabile che il bilancio del Consiglio venga utilizzato come strumento di compensazione delle difficoltà finanziarie dell’esecutivo. Non accetteremo che il Consiglio regionale venga ridotto a una mera articolazione amministrativa della Giunta, come fosse un dipartimento qualsiasi».
Il Patto chiude con un avvertimento politico: «L’autonomia del Consiglio non è un privilegio: è una garanzia per i cittadini abruzzesi e per la qualità della nostra democrazia. Su questo punto non faremo alcun passo indietro».