Guardia di Finanza e Questura eseguono il decreto del Tribunale dell’Aquila: patrimonio da decine di migliaia di euro sottratto a un nucleo familiare legato a precedenti per droga e reati contro il patrimonio
PESCARA – Dopo il sequestro d’urgenza, arriva la confisca definitiva dei beni riconducibili a un intero nucleo familiare pescarese, già finito nel mirino degli investigatori nell’ambito dell’operazione “Game Over”. In questi giorni gli uomini della Divisione Anticrimine della Questura di Pescara, insieme al Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di finanza, stanno dando esecuzione al decreto firmato dalla Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale dell’Aquila.
Il provvedimento mette un punto – almeno sul fronte patrimoniale – a una lunga e minuziosa attività d’indagine avviata dalla Sezione Misure di Prevenzione della Questura, in sinergia con la Guardia di finanza. Già il 6 ottobre 2025 gli investigatori erano intervenuti con un sequestro preventivo d’urgenza per bloccare beni ritenuti sproporzionati rispetto ai redditi dichiarati dal nucleo, composto da sei persone legate da rapporti di parentela e affinità.
Nel mirino è finito un patrimonio di tutto rispetto: il Tribunale ha disposto la confisca di quattro autovetture – due Mercedes, una Porsche e una Fiat Punto – oltre a tre immobili e all’intero pacchetto di quote di una società attiva nel settore della ristorazione. A questi si aggiungono circa 40.000 euro in contanti, già sequestrati a ottobre nel corso di un’attività della Squadra Mobile e poi confluiti nel procedimento di prevenzione davanti ai giudici aquilani.
La ricostruzione dei flussi economici e del tenore di vita del clan, ritenuta “certosina” dai magistrati, ha evidenziato uno scarto marcato tra le entrate ufficiali e il valore reale dei beni accumulati nel tempo. Un elemento che, insieme al profilo criminale dei soggetti coinvolti, caratterizzati da molteplici precedenti per spaccio di stupefacenti e reati contro il patrimonio, ha portato la Sezione Specializzata del Tribunale a confermare il giro di vite su conti, immobili e veicoli.
Per evitare il tracollo della società di ristorazione e tutelare i lavoratori eventualmente coinvolti, i giudici hanno nominato un amministratore giudiziario, al quale è stato affidato l’intero compendio aziendale. Una scelta che consente di mantenere in vita l’attività, sottraendola però alla disponibilità del nucleo familiare destinatario della misura di prevenzione.
La stretta non è solo patrimoniale: accogliendo la richiesta del Questore, il Tribunale ha disposto anche la Sorveglianza Speciale di Pubblica Sicurezza, con obbligo di soggiorno nel comune di dimora, per tre componenti del gruppo ritenuti ancora oggi socialmente pericolosi. Una misura che affianca la confisca e che punta a monitorare da vicino gli spostamenti e le frequentazioni dei soggetti, considerati ad alto rischio di recidiva.