Torino, la querela dell’agente aggredito durante il corteo: «Trascinato lontano dalla mia squadra, ci lanciavano pietre e tombini»

4 Febbraio 2026
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Alessandro Calista, il poliziotto pescarese ferito a Torino

Nella querela presentata in questura, il poliziotto Alessandro Calista ricostruisce i momenti dell’assalto subito il 31 gennaio: «Sarei riuscito a fronteggiarne due o tre, ma tutto il gruppo era impossibile». Il racconto è riportato nell’ordinanza del gip

TORINO — Una manciata di secondi, sufficienti però a trasformare un fronte di ordine pubblico in un’aggressione violenta e isolata. È il quadro che emerge dalla querela presentata in questura da Alessandro Calista, l’agente di polizia finito nel mirino di un gruppo di manifestanti durante il corteo del 31 gennaio a Torino. Il suo racconto, riportato nell’ordinanza firmata oggi dal gip, restituisce la concitazione di quei momenti e la sproporzione dell’attacco subito.

Calista descrive di essere stato afferrato per le braccia, colpito con calci alle spalle e trascinato a forza per diversi metri, lontano dalla “linea di squadra” che avrebbe dovuto garantire compattezza e protezione reciproca. Intorno, i suoi colleghi venivano bersagliati da «pietre, bottiglie, tombini, fuochi artificiali», un arsenale improvvisato che ha reso ancora più difficile la gestione dell’ordine pubblico.

Nella sua ricostruzione, l’agente sottolinea la sproporzione numerica dell’assalto: «Sarei riuscito a fronteggiarne due o tre, ma tutto il gruppo era impossibile», afferma. A evitare conseguenze peggiori sarebbe stato l’intervento tempestivo di un collega: «Solo grazie all’intervento del mio collega sono riusciti a salvarmi», aggiunge.

La testimonianza di Calista è stata acquisita integralmente e inserita nell’ordinanza del gip, che ricostruisce le fasi più critiche degli scontri e le condotte contestate ai partecipanti. Le indagini proseguono per identificare tutti i responsabili dell’aggressione.

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