Vertenza Tekne, la Fiom di Chieti sollecita il Governo: “Subito un tavolo al Ministero”

4 Febbraio 2026
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Il sindacato denuncia il silenzio della politica dopo l’esercizio della “Golden Power” e chiede chiarezza sul futuro dei 200 lavoratori

CHIETI – Cresce la preoccupazione dei lavoratori della Tekne S.p.A. di Ortona e della Fiom Cgil di Chieti per l’incertezza che pesa sul futuro produttivo e occupazionale dell’azienda, attiva nel settore dei veicoli speciali e dei sistemi elettronici per la difesa. Dopo l’incontro del 2 febbraio nello stabilimento ortonese, il sindacato, attraverso il segretario provinciale Andrea De Lutis, rinnova la richiesta di una convocazione urgente di un tavolo istituzionale presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit), già formalmente avanzata lo scorso settembre.


In discussione, spiega la Fiom, ci sono le prospettive industriali di medio e lungo periodo, la tutela dei livelli occupazionali e la continuità produttiva di uno stabilimento considerato strategico per il sistema industriale nazionale. Il sindacato chiede al Governo un impegno pubblico concreto e l’avvio di un percorso chiaro che accompagni la transizione dell’azienda, garantendo l’ingresso di un nuovo socio industriale e la tenuta dell’attività sul territorio.


La vertenza si trascina da mesi, dopo che nell’estate 2025 il Governo ha esercitato la “Golden Power”, bloccando la cessione del 70% delle quote di Tekne alla società statunitense Nuburu. “Un atto importante, ma non seguito da alcun percorso chiaro”, osserva De Lutis, ricordando che “da settembre 2025 attendiamo la convocazione di un tavolo al Mimit per conoscere le intenzioni del Governo, ma dopo sei mesi regna ancora il silenzio”.


Il rappresentante sindacale sottolinea che a essere in gioco è il destino di circa 200 lavoratrici e lavoratori diretti, oltre all’indotto. “Non ci interessa chi guiderà l’azienda o con quali assetti societari – conclude De Lutis – ma il futuro di Tekne e delle persone che vi lavorano. Serve un’assunzione di responsabilità collettiva, da parte della politica locale e nazionale, che finora è rimasta colpevolmente silente”.

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