A un anno dalla tragedia di Perazzini e Gualdi, gli inquirenti non ravvisano responsabilità penali. Possibile opposizione dei familiari
TERAMO – La Procura di Teramo ha avanzato richiesta di archiviazione per l’inchiesta andata avanti per oltre un anno, sulla tragedia del Gran Sasso in cui persero la vita i due alpinisti riminesi Luca Perazzini e Cristian Gualdi, rimasti coinvolti durante un’escursione nel dicembre 2024 in una violenta ondata di maltempo.
Il fascicolo era nato da un esposto dei familiari, che chiedevano di verificare se, nonostante l’allerta diramata dalla Protezione Civile, vi fossero condizioni per consentire l’accesso in quota e se la segnaletica fosse adeguata. In una successiva integrazione era stato sollevato anche il tema dell’eventuale utilizzo di mezzi dell’Aeronautica Militare nei soccorsi.
L’indagine, coordinata dalla pm Laura Colica e affidata ai Carabinieri Forestali, ipotizzava il reato di omicidio colposo per condotta omissiva. Nel registro degli indagati era finito un responsabile dei soccorsi dell’epoca. Tra gli accertamenti svolti anche le analisi tecniche sui cellulari delle vittime per ricostruirne gli spostamenti.
Conclusi gli approfondimenti, gli inquirenti non avrebbero individuato profili di rilievo penale, chiedendo così al gip di chiudere il procedimento. Secondo quanto riferito dal quotidiano Il Centro, i familiari sarebbero orientati a presentare opposizione.
I corpi dei due alpinisti furono recuperati il 27 dicembre 2024, quando il miglioramento del meteo rese possibili i sorvoli e l’intervento delle squadre a terra. Il ritrovamento avvenne nella stessa zona da cui era partito l’allarme giorni prima: uno dei due aveva chiesto aiuto dopo che l’amico era scivolato verso la Valle dell’Inferno, perdendo parte dell’attrezzatura, compreso uno scarpone.