Famiglia nel bosco, i legali dei Trevallion chiedono la revoca dell’assistente sociale

29 Gennaio 2026
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Solinas e Femminella denunciano “ostilità e mancanza di imparzialità”: esposto alla vigilia dei test psicologici sui genitori

PALMOLI – “È ostile” e “non ha svolto il proprio incarico con l’imparzialità richiesta dal ruolo”. Con queste parole gli avvocati Marco Femminella e Danila Solinas, legali della cosiddetta famiglia del bosco, hanno chiesto formalmente la revoca dell’assistente sociale nominata dal Tribunale, Veruska D’Angelo. L’esposto, consegnato nelle scorse ore, arriva alla vigilia dei test psicologici disposti dal Tribunale dei minorenni e previsti per domani.


Secondo quanto si legge nel documento di otto pagine, anticipato da alcuni quotidiani, i legali parlano di un “conflitto personale” e di una gestione “ostile e manchevole” nei confronti del nucleo familiare. La difesa contesta le modalità operative adottate dall’assistente sociale sin dalla sua nomina, accennando anche a presunti dinieghi di richieste formulate dai bambini, attualmente ospitati in una casa famiglia insieme alla madre dal 20 novembre scorso.


In particolare, l’assistente sociale si sarebbe opposta – sostengono gli avvocati – alle telefonate con i nonni e con alcuni amici dei minori, oltre che agli incontri diretti con i parenti. Critiche vengono mosse anche in relazione alla ricostruzione dell’episodio di intossicazione da funghi, che secondo i legali sarebbe stata impropriamente descritta come un “avvelenamento”.


Nell’esposto si citano inoltre possibili violazioni del Codice deontologico professionale, come la “mancanza di imparzialità” e il presunto venir meno del principio di riservatezza, per via di dichiarazioni rilasciate alla stampa. I legali richiamano anche una frase contenuta in una relazione dell’assistente sociale dello scorso dicembre, secondo cui “privilegiare lo sviluppo della sfera emotiva a discapito di quella cognitiva rappresenta una adulterazione che deve portare alla difesa dei diritti dell’infanzia”. Per la difesa, questo passaggio dimostrerebbe il pregiudizio dell’operatrice, accusata di aver assunto il ruolo di “censore” nei confronti del metodo educativo dei genitori.
La richiesta di revoca è ora al vaglio del Tribunale competente, mentre restano confermati per domani i test psicologici sui genitori, una delle tappe centrali del procedimento.

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