Autismo Abruzzo, 216 condanne in nove anni contro le Asl: “Basta tetti alle cure”

21 Gennaio 2026
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Verzulli: “La Regione limita le risorse per le terapie, ma non per le spese legali. Servono risposte concrete e tempi certi di presa in carico”

L’AQUILA – “Le persone autistiche, in particolare bambini e ragazzi, hanno diritto alle cure prescritte e tale diritto non può essere condizionato dalla carenza o indisponibilità di fondi”. Lo dichiara Dario Verzulli, presidente di Autismo Abruzzo Aps, dopo due nuove sentenze emesse dai tribunali abruzzesi – il 23 dicembre e il 19 gennaio – che condannano le Asl per mancata erogazione di terapie. Con queste ultime, salgono a 216 le condanne ottenute in nove anni dall’associazione, impegnata a difendere i diritti delle famiglie colpite dall’autismo.


Nel provvedimento più recente, il giudice ha respinto la tesi della Asl secondo cui l’assenza di risorse economiche poteva limitare l’accesso alle prestazioni, ribadendo che “la tutela della salute non può essere trasformata in una variabile di bilancio”. Verzulli denuncia che la programmazione sanitaria e la destinazione delle risorse restano disallineate rispetto alle prescrizioni delle Unità di Valutazione Multidisciplinare (Uvm), costringendo troppe famiglie a ricorrere ai tribunali per ottenere terapie essenziali.


La delibera di Giunta regionale n. 408 del 30 giugno 2025 – osserva l’associazione – conferma che l’autismo rientra nei Lea, ma al tempo stesso definisce tetti di spesa e budget contrattuali, introducendo limiti anche per la presa in carico dei pazienti in lista d’attesa. “Il paradosso – commenta Verzulli – è che si fissano tetti di spesa per i trattamenti, ma non per le spese legali: solo le ultime sei condanne sono costate circa 19 mila euro, risorse che avrebbero potuto finanziare direttamente le terapie.”


Autismo Abruzzo chiede un cambio di rotta: un piano operativo regionale con tempi certi di presa in carico, allineamento tra risorse e prescrizioni Uvm, criteri trasparenti e monitoraggio pubblico dei risultati. “Non servono più parole o contributi simbolici – conclude Verzulli – ma un impegno concreto per garantire ai bambini e ai ragazzi autistici le cure che la legge riconosce e che la sanità pubblica deve rendere effettive.”

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