I magistrati contabili bocciano la gestione Marsilio: disavanzo di 113 milioni e «mancanza di governo». Scatta il massimo delle aliquote Irpef e Irap. L’opposizione attacca: «Cittadini tassati per servizi inefficienti»
PESCARA – C’è un dato che, tra le pieghe della Relazione al Parlamento della Corte dei Conti, suona come un allarme rosso per il Centro Italia: l’Abruzzo è oggi l’unica Regione, tra quelle sottoposte a Piano di rientro, a mostrare una «tendenza in senso peggiorativo» nei risultati di esercizio. Non è solo un inciampo contabile, ma il sintomo di una “mancanza di governo” del Servizio Sanitario Regionale (Ssr) che mette a rischio la sostenibilità stessa delle cure per i cittadini.
Il cuore del problema risiede in un disavanzo d’esercizio che ammonta a 112,9 milioni di euro. Una cifra che ha spinto i Tavoli tecnici di monitoraggio a una decisione drastica e immediata: la richiesta di ripristinare le aliquote fiscali regionali massime (Irpef e Irap).
Per i contribuenti abruzzesi una “stangata” inevitabile: il gettito fiscale massimo destinato per legge alla copertura delle perdite sanitarie a partire dal 2025. I giudici contabili esprimono una «espressa preoccupazione per la mancanza di governo del Ssr e la sua sostenibilità», sottolineando come la Regione sia stata sollecitata a un presidio dei costi che finora è mancato, mettendo a rischio gli obiettivi stessi del Piano di rientro.
Al tracollo dei conti si affianca una preoccupante erosione della qualità dei servizi, certificata dal monitoraggio dei Livelli essenziali di assistenza, che restituisce l’immagine di un sistema sanitario che procede a due velocità. Da un lato, l’area ospedaliera riesce a mantenere una posizione di adempienza e mostra segnali di costante miglioramento; dall’altro, i pilastri della medicina territoriale e della prevenzione stanno cedendo, con quest’ultima che resta stabilmente sotto la soglia minima di sufficienza.
Particolarmente critico appare il dato dell’area distrettuale, che ha subito un decremento giudicato importante rispetto all’anno precedente, evidenziando una difficoltà strutturale nello spostare l’asse delle cure dall’emergenza ospedaliera alla prossimità. A questo scenario si aggiunge la sofferenza finanziaria nel rapporto con i fornitori: nel 2024, quasi il 40% delle fatture è stato saldato oltre i termini di legge, con un indice di tempestività crollato a un ritardo medio di otto giorni. Le criticità più acute si concentrano nelle Asl di Pescara e di Avezzano-Sulmona-L’Aquila, dove i tempi d’attesa per i pagamenti rischiano di soffocare le imprese dell’indotto sanitario.
Pesa inoltre il “vuoto di carta”: il Programma Operativo 2024-2026 è risultato assente o cronicamente in ritardo, costringendo i Ministeri a richiederne già l’aggiornamento per il triennio successivo.
Lo scontro politico: «Tasse in cambio di disservizi»
Le conclusioni della Corte dei Conti hanno dato fuoco alle polveri dell’opposizione. Il capogruppo del Partito Democratico, Silvio Paolucci, ha definito la relazione come la “certificazione di un fallimento”.
«I giudici scrivono una cosa gravissima: l’Abruzzo è l’unica Regione che registra un peggioramento costante. Mentre i cittadini mettono mano al portafoglio per pagare 40 milioni di tasse in più, devono accontentarsi di servizi in calo, liste d’attesa infinite e mobilità passiva. È la conferma che l’aumento delle tasse non è una scelta, ma il prezzo dell’incapacità di questa Giunta di governare».
Paolucci sottolinea inoltre come il disavanzo, poi rideterminato in oltre 112 milioni, sia la prova di un sistema che “scarica le inefficienze sui cittadini”. Nonostante la difesa della Giunta Marsilio, che tende a derubricare i dati come riferiti a esercizi passati, sostiene ancora Paolucci, il documento della Corte rimane un atto ufficiale dello Stato che descrive una Regione costretta al “salva-Abruzzo” per evitare il default sanitario.