L’Aquila 2026, Mattarella: «Investire in cultura significa investire in democrazia»

17 Gennaio 2026
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Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella all’inaugurazione dell’Aquila Capitale della Cultura 2026

Il Capo dello Stato inaugura l’anno della Capitale Italiana della Cultura: un monito sull’unità nazionale, il valore del “multiverso” abruzzese e la cultura come antidoto ai conflitti. «Investire nel sapere significa investire nella tenuta civile del Paese»

L’AQUILA – Un richiamo alla responsabilità collettiva, alla forza della cultura come collante civile e alla vocazione dell’Aquila come città simbolo di rinascita e di pace. Con queste parole il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha inaugurato l’anno di L’Aquila Capitale Italiana della Cultura 2026, davanti alle istituzioni nazionali e locali riunite nella città che più di ogni altra incarna la resilienza italiana.

«Rivolgo un saluto ai presenti, al Ministro della Cultura, alla rappresentante della Camera dei Deputati, al Ministro dell’Economia, che penso sia qui non soltanto perché ci troviamo ospiti alla Guardia di Finanza, che ringraziamo, ma anche per sottolineare il legame tra economia e cultura, i benefici che l’economia trae dalla cultura», ha esordito il Capo dello Stato, salutando poi il sindaco dell’Aquila, il presidente della Regione e «tutti i sindaci della provincia che saranno partecipi e anche protagonisti con i loro concittadini degli eventi in programma nell’arco del 2026».

Mattarella ha ricordato che il ruolo di Capitale della Cultura «non è esclusivo delle istituzioni, riguarda l’intera collettività, riguarda la comunità, riguarda L’Aquila, riguarda questa provincia, questa Regione». Un invito a vivere l’anno culturale come un percorso condiviso, «un’occasione di crescita nella conoscenza e nell’incontro», rivolto soprattutto ai giovani, affinché possano trarre «stimoli e valori da porre a frutto per il futuro delle loro comunità».

Il Presidente ha definito la cultura «motore e anche collante di civiltà», un patrimonio che dà significato ai beni materiali e alla natura che ci circonda, e che cresce «nel dialogo e nel confronto», nello scambio di saperi e creatività. Un valore che risalta ancor più in un tempo segnato da conflitti e tensioni globali: «Guerre, volontà di dominio sugli altri, strategie predatorie che pensavamo archiviate dal Novecento, sono riapparse con il loro carico di morte e devastazione. La cultura è strumento principe di convivenza, di dialogo, di impegno, di ricerca comune e dunque di pace».

Da qui l’appello a investire nella cultura come investimento nella democrazia e nella coscienza civile. Citando Ovidio, «uomo di queste terre», Mattarella ha ricordato che «una speranza, se si presta fede per una volta, dura per lungo tempo».

Il Presidente ha poi richiamato il dossier “L’Aquila, città multiverso”, sottolineando la ricchezza delle sue “molteplicità”: territoriale, con il coinvolgimento dei comuni della provincia; sociale, come riferimento delle aree interne; e metodologica, per affrontare le sfide della modernità. «L’innovazione è necessaria, ineludibile», ha detto, ma va accompagnata dalla tutela dei valori umani e civili. In un’epoca di trasformazioni rapide, «i luoghi di centralità si moltiplicano», mentre ciò che resta periferico «sono le esclusioni, le marginalità, gli squilibri territoriali e ambientali». Rimuoverli è «compito essenziale per rafforzare la coesione e dunque l’unità dell’Italia».

L’Aquila, ha ricordato Mattarella, «non è nuova a sfide difficili». La tragedia del 2009 e la lunga ricostruzione hanno mostrato la capacità della città e dell’intero Paese di reagire e mobilitare energie. «Essere capitale della cultura sarà un prezioso contributo a questa impresa di successo della comunità aquilana», un percorso che appartiene «anzitutto all’Aquila e ai suoi cittadini e che sta a cuore a tutta l’Italia».

Il Capo dello Stato ha evocato figure centrali della cultura abruzzese, da Ignazio Silone a Celestino V, ricordando come la Perdonanza sia «più di un rito che si ripete: è un segno universale». «L’Aquila, capitale del perdono, è dunque capitale di pace e di riconciliazione», ha ribadito citando le parole di Papa Francesco.

Un messaggio che risuona particolarmente oggi: «C’è tanto bisogno di questo seme nel mondo in cui ci troviamo». La cultura, ha aggiunto, «è rifiuto di ogni forza ostile che cerchi di comprimere l’umanesimo». E citando Mario Pomilio, ha ricordato che il male «è un’assenza, l’assenza di amore che va riempita di amore».

Il Presidente ha concluso con un augurio alla città e all’intero Abruzzo: «Auguro all’Aquila, a tutti gli abruzzesi, a quanti si impegnano nel programma della Capitale della Cultura 2026, a coloro che verranno da altre regioni italiane, dai Paesi europei e da altri continenti, di contribuire a riempire sapientemente i vuoti di questo cambiamento d’epoca». Le arti, gli spettacoli e le iniziative culturali, ha detto, «produrranno certamente opportunità per dare fiducia e per immetterla nella comunità».

«Auguri alla Capitale italiana della Cultura», ha concluso.

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