Emozionato e commosso, il sindaco Pierluigi Biondi apre l’anno dell’Aquila Capitale italiana della Cultura 2026: al centro del discorso giovani, memoria, rinascita e il ruolo della cultura come strumento di speranza, sviluppo e pace, dall’Appennino all’Europa
L’AQUILA – Visibilmente emozionato, commosso e sentitamente grato, il sindaco dell’Aquila, Pierluigi Biondi, ha aperto la cerimonia inaugurale de L’Aquila Capitale italiana della Cultura 2026, all’Auditorium della Guardia di Finanza, con un intenso discorso che ha intrecciato memoria, speranza, giovani generazioni e visione del futuro. Davanti alle massime autorità dello Stato, ai rappresentanti delle istituzioni, ai sindaci, agli aquilani e a tutti coloro che amano la città, il primo cittadino ha parlato con il tono di chi sente il peso della storia ma anche la responsabilità di un nuovo inizio.
«Buongiorno a tutti, signor Presidente, signori ministri, rappresentanti del Governo, parlamentari, presidente della Regione, colleghi sindaci, amiche e amici aquilani e non aquilani», ha esordito Biondi, ringraziando chi ha voluto essere presente a un momento che segna una tappa fondamentale nel percorso di rinascita della città.
Al centro del suo intervento, il valore profondo della rinascita dell’Aquila, descritta come «preghiera e respiro della fede, consolazione, forza rigeneratrice, speranza e progettazione del futuro», soprattutto pensando alle giovani generazioni. Richiamando l’incitamento del Presidente della Repubblica ai giovani a essere «esigenti e coraggiosi» e a scegliere il proprio futuro senza rassegnazione, Biondi ha sottolineato come i ragazzi siano stati protagonisti della ricostruzione, con la loro voglia di esserci e di credere, tornando all’Aquila per studiare, lavorare e costruire una famiglia.
Un passaggio suggestivo è stato dedicato proprio ai giovani aquilani, raccontati senza stereotipi: non solo social e telefonini, ma anche «sentimenti, ferite e sogni». Il sindaco ha evocato l’immagine simbolica dei giovani rimasti svegli fino a notte fonda per il finale di Stranger Things, serie tv che parla di un’infanzia rubata, proprio come accaduto agli adolescenti del cratere del terremoto del 2009. «Quel “io ci credo” dei protagonisti – ha detto – è diventato un vero inno alla speranza. È la stessa speranza che ha guidato ognuno di noi in questi anni».
Da qui la scelta condivisa con la città: mettere la cultura al centro della rinascita. Una cultura intesa come autenticità e bellezza che commuove, che preserva la memoria e favorisce lo sviluppo. «La cultura – ha spiegato Biondi – ti fa guardare oltre i pregiudizi, dà sostanza alle idee, rende curiosi, favorisce la genialità e genera i sogni che rendono possibili i grandi progetti».
L’Aquila, ha aggiunto, vuole essere anche un modello di riferimento per il rilancio dell’Appennino e delle aree interne, duramente colpite dal sisma, grazie anche al coinvolgimento di Rieti nel progetto di Capitale italiana della Cultura 2026, valorizzando legami storici e radici comuni tra le regioni del Centro Italia.
Il sindaco ha poi allargato lo sguardo al contesto internazionale, ricordando come la storia recente dell’Aquila dimostri che la cultura può essere il “concime” per la rifioritura di un popolo colpito dalla devastazione, che si chiami terremoto o guerra. Citando Ignazio Silone – «l’arte è un fiore selvaggio, ama la libertà» – Biondi ha messo in guardia da un’Europa tornata scenario di conflitti, sottolineando come proprio la cultura possa ridimensionare la crudeltà della guerra. Il riferimento a Guerra e pace di Tolstoj è diventato così un invito a riscoprire la vita quotidiana, l’amore e la ricerca di un luogo dove far abitare il proprio cuore.
Non è mancato il richiamo alla storia culturale della città, dalla vivace avanguardia del dopoguerra ai primi anni Sessanta, grazie a quei “sognatori” che Buccio di Ranallo avrebbe definito i “boni homini de Aquila”. «Essere Capitale italiana della Cultura 2026 – ha affermato – è un riconoscimento alla nostra storia e alla nostra ostinazione nel credere nella cultura, tornata a essere la pietra d’angolo del territorio».
Uno sguardo deciso è stato rivolto anche al futuro e alle sfide globali: dal peso delle big tech al rapporto tra cultura umanistica e scientifica. Richiamando la figura di Leonardo Sinisgalli, l’ingegnere-poeta che seppe raccontare la modernità, Biondi ha sottolineato l’urgenza di umanizzare la tecnologia in un’epoca dominata dal digitale.
Il messaggio finale dell’Aquila Capitale italiana della Cultura 2026 è chiaro: «La luce dell’arte, la bellezza della conoscenza, l’indispensabilità del sapere, l’efficacia delle nuove scoperte e l’umanizzazione della tecnologia possono condurre il mondo verso un nuovo Rinascimento di pace e prosperità».
Il discorso si è concluso con un ringraziamento sentito al comandante generale della Guardia di Finanza e a tutte le donne e gli uomini che hanno reso possibile la cerimonia. Un lungo applauso ha accompagnato le ultime parole del sindaco, suggellando l’inizio di un anno che per L’Aquila non è solo un titolo, ma una promessa mantenuta.
A margine della cerimonia, il sindaco Biondi ha affidato ai microfoni di Abruzzo Speciale la sua emozione e «grande senso di responsabilità». «Siamo pronti a farci carico di questa fiducia che registriamo in città», ha affermato il primo cittadino, per poi ricordare che nel programma di Capitale Italiana della Cultura saranno coinvolti i Comuni del creare ma anche quelli del centro Italia, «perché questa vuole essere una sfida non soltanto dell’Aquila, ma di tutto il territorio».