L’Aquila, Anan Yaeesh condannato a 5 anni e 6 mesi per terrorismo. In aula grida contro la sentenza, la difesa: “Ricorreremo in appello”

16 Gennaio 2026
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Contestazioni in aula durante il pronunciamento della sentenza di condanna per Anan Yaeesh
Contestazioni in aula durante il pronunciamento della sentenza di condanna per Anan Yaeesh

Condanna a cinque anni e mezzo per Anan Yaeesh e assoluzione per gli altri due imputati nel processo per terrorismo all’Aquila. La lettura della sentenza è stata segnata dalle contestazioni dei manifestanti pro Palestina

L’AQUILA – Si è concluso con la condanna a cinque anni e sei mesi di reclusione il processo di primo grado a carico del 37enne palestinese Anan Yaeesh, mentre sono stati assolti i suoi connazionali Ali Irar e Mansour Doghmosh, tutti imputati per associazione a delinquere con finalità di terrorismo.

La lettura della sentenza da parte della Corte d’Assise dell’Aquila è stata però disturbata da proteste plateali. In aula, alcuni manifestanti pro Palestina, al termine del pronunciamento giudiziario, hanno gridato slogan come “Vergogna”, “Palestina libera” e “Ora e sempre resistenza”, mostrando un atteggiamento di aperta contestazione nei confronti dell’istituzione giudiziaria. All’esterno del palazzo di giustizia, inoltre, si è svolto l’ennesimo sit-in, replicando scene già viste nelle precedenti udienze e rendendo necessario un costante presidio delle forze dell’ordine.

A fronte di queste manifestazioni rumorose e cariche di tensione, è arrivata anche la reazione del collegio difensivo, che ha annunciato ricorso contro la sentenza. «L’istruttoria dibattimentale, a nostro giudizio, ha dimostrato l’assoluta insussistenza di alcuna finalità di terrorismo», ha dichiarato l’avvocato Flavio Rossi Albertini. «Prendiamo atto della sentenza, ma siamo assolutamente persuasi di poter portare avanti le nostre ragioni nei successivi gradi di giudizio».

Il legale ha spiegato che, una volta esaminate le motivazioni, la difesa presenterà appello, aggiungendo che, in caso di esito sfavorevole, il percorso giudiziario proseguirà «in Cassazione e, se necessario, fino alla Corte europea dei diritti dell’uomo».

Rossi Albertini ha inoltre richiamato la posizione degli altri due imputati, Ali Irar e Mansour Doghmosh, entrambi già scarcerati in precedenza e presenti in aula quest’oggi. «Rispetto a quel compendio probatorio non è stato aggiunto nulla nel corso dell’istruttoria dibattimentale – ha sottolineato – cosicché l’assoluzione, almeno a nostro giudizio, rappresentava un atto dovuto».

L’inchiesta, condotta dalla Digos dell’Aquila e dal Servizio antiterrorismo della Direzione centrale della Polizia di prevenzione, ha ipotizzato l’esistenza di una struttura operativa militare denominata “Gruppo di Risposta Rapida – Brigate Tulkarem”, ritenuta un’articolazione delle Brigate dei Martiri di Al-Aqsa, considerate un’organizzazione terroristica. Nel corso del dibattimento, la difesa ha contestato l’impianto accusatorio, sostenendo che non sarebbero emersi elementi diretti riconducibili ad atti di violenza contro civili attribuibili agli imputati.

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