Il fuoco della tradizione si riaccende per Sant’Antonio Abate: tutte le celebrazioni in Abruzzo

14 Gennaio 2026
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Farchie Fara FIliorum Petri

Riti antichi, falò spettacolari e rappresentazioni sacre: la Festa di Sant’Antonio segna l’inizio del tempo rituale che conduce al Carnevale

FARA FILIORUM PETRI – In Abruzzo la festa di Sant’Antonio Abate non è soltanto una ricorrenza religiosa ma un complesso e affascinante sistema di riti collettivi che intrecciano fede, cultura contadina, teatro popolare e simbolismi arcaici. Poche celebrazioni possono vantare una diffusione tanto capillare e una varietà di forme così ricca, capace di coinvolgere borghi, contrade e comunità di ogni provincia.

Figura centrale dell’immaginario popolare è il “Santo Vecchio”, un uomo umile e lavoratore, raffigurato accanto al suo inseparabile maialino, sempre impegnato in una lotta incessante contro il demonio. Una battaglia simbolica nella quale Sant’Antonio trionfa sempre, diventando il difensore degli uomini, delle famiglie, degli animali domestici e della pace sociale. Non a caso è invocato contro le malattie, le calamità, gli incendi e persino contro le tentazioni che minacciano l’ordine sociale delle comunità.

Cuore pulsante dei festeggiamenti è il fuoco, elemento purificatore e propiziatorio che nella notte tra il 16 e il 17 gennaio illumina piazze, cortili e campagne. L’accensione dei falò segna l’avvio del periodo che conduce al Carnevale e in ogni paese il rito assume forme diverse: semplici fuochi domestici, grandi cataste accese davanti alle chiese come ad Alfedena o strutture monumentali come le celebri farchie di Fara Filiorum Petri, gigantesche torri di canne innalzate e incendiate dalle contrade del paese. Qui il rito rievoca un episodio storico-leggendario legato alla protezione miracolosa del santo dall’invasione delle truppe napoleoniche nel gennaio del 1799. La leggenda narra che durante l’assedio le querce intorno al paese presero miracolosamente fuoco costringendo l’esercito francese alla fuga.

Accanto al fuoco si sviluppano anche le sacre rappresentazioni delle “Tentazioni di Sant’Antonio”, diffuse in moltissimi centri abruzzesi. Gruppi itineranti di figuranti, musicisti e cantori mettono in scena la lotta tra il santo, gli angeli e il demonio, visitando le case come augurio di prosperità per l’anno nuovo. I viandanti ricevono in cambio doni alimentari, vino o offerte che contribuiscono a sostenere la festa negli anni successivi. In alcuni paesi, come San Valentino in Abruzzo Citeriore, la tradizione si arricchisce di aste pubbliche, rievocazioni teatrali e simboliche danze rituali che animano la notte.

Non mancano le grandi feste del cibo, altro pilastro della celebrazione. A Villavallelonga si rinnova la spettacolare “Panarda”, un banchetto notturno con decine di portate della cucina tradizionale; a Collelongo le famiglie custodiscono per tutta la notte le “cuttore”, grandi caldaie in cui bollono i “cicerocchi” una minestra di granturco benedetta e condivisa come gesto beneaugurante; a Scanno, le “sagne di Sant’Antonio Barone” vengono distribuite ai fedeli subito dopo la messa, fuori dalla chiesa, in caldai di rame ricolmi di sagne con la ricotta, dal quale i devoti con un mestolo ricevono la propria porzione in segno di buon augurio. Anche ad Ateleta si festeggia con l’accensione dei falò la festa di Sant’Antonio tra cibo e musica nella piazza del paese.

In tutta la regione il 17 gennaio è anche il giorno della benedizione degli animali, riconoscendo Sant’Antonio come loro protettore. Cavalli, asini, buoi e animali da compagnia vengono adornati e condotti davanti alle chiese mentre antiche formule augurali accompagnano fiere e scambi, ribadendo il legame profondo tra il santo e il mondo rurale.

La devozione popolare si esprime anche attraverso la musica e il canto: dalle antiche orazioni serali alle canzoni folkloristiche dedicate al santo fino alle particolari esibizioni dei Sant’Antonieri di Pescosansonesco, custodi di strumenti e tradizioni sonore di origine antichissima ancora oggi utilizzate per il rituale giro delle case.

La festa di Sant’Antonio Abate rappresenta una delle espressioni più antiche dell’identità abruzzese, un patrimonio immateriale fatto di gesti, suoni, sapori e racconti che si rinnova ogni anno mantenendo intatto il dialogo tra sacro e profano. Con i falò che ardono nella notte le comunità si riuniscono attorno al fuoco e l’Abruzzo riafferma così la propria memoria collettiva aprendosi al tempo tempo della festa, dell’incontro e della rinascita.

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