Pescara, 14mila elettori di nuovo alle urne. Masci, “Errori formali dei presidenti di seggio”. Sospiri, “Rigettato l’annullamento totale del voto”

13 Gennaio 2026
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Il Consiglio di Stato dispone la ripetizione del voto in 23 sezioni su 170 a Pescara. La decisione accoglie solo parzialmente i ricorsi e conferma la validità delle elezioni complessive. Il sindaco Carlo Masci sottolinea come gli errori siano formali e indipendenti dalla sua coalizione, mentre il centrosinistra continua a denunciare gravi irregolarità. Il nuovo voto potrebbe influenzare l’esito cittadino e aprire scenari elettorali incerti, con la campagna politica pronta a entrare nel vivo

PESCARA – Nel Comune di Pescara si tornerà al voto in 23 sezioni su 170 entro 60 giorni. La sentenza del Consiglio di Stato, pubblicata questa mattina, ha confermato solo in parte le richieste di annullamento delle elezioni e allo stesso modo ha riformato in piccola misura la precedente ordinanza del Tar Abruzzo.

Le sezioni interessate dal nuovo voto coinvolgono circa 14mila elettori, tra cui una sezione ospedaliera. Gli uffici comunali sono già al lavoro per l’aggiornamento del corpo elettorale, mentre la data delle elezioni parziali dovrà essere fissata dal prefetto e dovrebbe cadere indicativamente entro due mesi. Fino ad allora, come stabilito già dall’ordinanza del Tar del 25 giugno scorso, l’amministrazione potrà operare solo in ordinaria amministrazione e sugli atti urgenti e indifferibili.

Il sindaco Carlo Masci, commentando la decisione di Palazzo Spada, ha ribadito che la sentenza «ha accolto il nostro appello solo in parte» e ha sottolineato come sia stata smentita in modo netto la richiesta di annullamento totale delle elezioni. Masci ha ricordato che il Consiglio di Stato ha escluso il fenomeno della cosiddetta “scheda ballerina” e ha ricondotto le criticità a «errori formali commessi dai presidenti di seggio», errori che, ha detto, «sono assolutamente indipendenti dalla mia persona e dalla coalizione che mi sostiene». Da qui l’auspicio di tornare rapidamente alle urne «per garantire stabilità al governo della città e non fermare i progetti in corso».

Di tutt’altro tenore la lettura delle opposizioni, in particolare del centrosinistra e del candidato sindaco Carlo Costantini, secondo cui la sentenza conferma nel merito il giudizio del Tar e la gravità delle irregolarità. Per il centrosinistra, il passaggio da 27 a 23 sezioni non cambia la sostanza: «In 23 sezioni, che coinvolgono circa 14mila cittadini, il processo elettorale è stato compromesso al punto da rendere necessario l’annullamento del voto». Una vicenda che, a loro avviso, chiama direttamente in causa la responsabilità politica del sindaco e apre una nuova fase anche a temi come il rapporto tra amministrazione e città e il futuro della Nuova Pescara.

A difesa dell’operato del centrodestra è intervenuto anche il presidente del Consiglio regionale d’Abruzzo, Lorenzo Sospiri, secondo cui «la sentenza del Consiglio di Stato dimostra e certifica di nuovo che le ultime elezioni amministrative al Comune di Pescara erano e sono valide». Per Sospiri, i giudici hanno chiarito che si è trattato di errori materiali dei presidenti di seggio e non di vizi tali da inficiare l’intero risultato. «Il primo dato – ha rimarcato – è che sono stati definitivamente rigettati i ricorsi che chiedevano l’annullamento totale del voto», ricordando come il distacco tra Masci e il principale contendente Carlo Costantini fosse superiore ai 10mila voti.

I numeri, infatti, restano uno degli elementi centrali del dibattito. Nelle 23 sezioni interessate (25-28-31-42-43-44-45-46-47-51-55-57-71-73-74-78-89-95-117-137-157-166-169), alle amministrative del 2024 Masci aveva ottenuto circa 4.300 voti, contro i circa 3.000 di Costantini. A livello cittadino, il sindaco aveva vinto al primo turno con il 50,95%, pari a 31.535 voti, evitando il ballottaggio per poche centinaia di preferenze, mentre Costantini si era fermato al 34,24%. I votanti complessivi erano stati 63.664, pari al 61,68% degli aventi diritto.

Uno scenario che potrebbe però cambiare. Se il voto nelle 23 sezioni non dovesse confermare la vittoria al primo turno di Masci, tutta la città tornerebbe alle urne due settimane dopo per il ballottaggio. Un’eventualità che rende la nuova consultazione particolarmente delicata e carica di significati politici.

In una nota congiunta, firmata dai i coordinatori regionali Etelwardo Sigismondi (FdI), Nazario Pagano (FI), Vincenzo D’Incecco (Lega), Enrico Di Giuseppantonio (Udc), Paolo Tancredi (Noi Moderati), unitamente al deputato pescarese FdI, Guerino Testa, si è parlato di «una decisione che, pur nel pieno rispetto dell’autorità giudiziaria, presenta diversi elementi critici e apre scenari complessi per la città». Secondo i coordinatori regionali di centrodestra bisogna considerare il cambiamento dell’elettorato nelle 23 sezioni che dovranno ripetere il voto.

In questo contesto, il Tar Abruzzo aveva parlato di «vizi che trascendono aspetti meramente formali» e di «numerosissime irregolarità», arrivando anche a trasmettere gli atti alla Procura di Pescara per le valutazioni di competenza. Ora, con la sentenza definitiva del Consiglio di Stato, la partita si sposta dal piano giudiziario a quello politico ed elettorale, con una campagna che si preannuncia breve ma intensa e con esiti tutt’altro che scontati.

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