Appuntamento venerdì alle 17 con la tradizione abruzzese: 15 contrade accendono le torce alte 10 metri per celebrare Sant’Antonio Abate
FARA FILIORUM PETRI – Torneranno a illuminare il cielo abruzzese le imponenti farchie di Fara Filiorum Petri, protagoniste della festa venerdí 16 gennaio 2026.
L’evento, tra i più suggestivi d’Italia, ricrea annualmente il miracolo del 1799 quando Sant’Antonio Abate salvò il paese dalle truppe francesi trasformando il querceto circostante in fiamme gigantesche.
La sera del 16 gennaio 1799, mentre le armate napoleoniche avanzavano dopo aver preso Chieti, Fara si barricò protetta dal bosco fino alla contrada Colli. Il Santo apparve come generale agli invasori, intimando di fermarsi.
Al diniego francese, gli alberi divennero torce ardenti che misero in fuga i soldati, diretti poi verso altri centri. Da allora i Faresi ricreano il prodigio con le farchie: enormi fasci di canne essiccate legate con salici rossi, dal nome arabo “afaca” (torcia), alti oltre 10 metri e larghi un metro.
Nei giorni precedenti le 15 contrade lavorano unite intrecciando le strutture tra canti e tamburi. La domenica prima, processioni le portano in piazza; venerdí i trattori decorati le trasportano alla Chiesa di Sant’Antonio Abate per l’issaggio verticale. Alle 17 l’accensione con mortaretti scatena un’esplosione di fuoco nel cielo, tra balli, vini locali e prodotti tipici gratuiti, con premio alla farchia più bella. Sabato 17 chiude la messa con benedizione di pane, fuoco e animali.
Radici precristiane del culto del fuoco sacro si intrecciano alla storia: rito agrario di purificazione delle antiche popolazioni rurali, unico per dimensioni nel Mediterraneo legato a Sant’Antonio. L’evento, alle porte del Parco della Majella, richiama migliaia di visitatori per l’autentica ospitalità.