Disponibile su Prime Video dal 25 dicembre, la pellicola di Pierluigi Di Lallo registra decine di migliaia di visualizzazioni. Un ritratto cinico e struggente dell’Italia alle soglie del lockdown, impreziosito dall’ultima interpretazione del grande attore scomparso
ROMA – C’è un tempismo malinconico e quasi profetico nel successo che “Troppa famiglia” sta riscuotendo su Prime Video a poche settimane dal debutto natalizio. L’ultima fatica del regista abruzzese Pierluigi Di Lallo non è solo una commedia corale di rara sensibilità, ma rappresenta l’ultimo atto professionale di Antonello Fassari, il volto amato del cinema e della serialità italiana scomparso lo scorso aprile. Un congedo che il pubblico sta celebrando con decine di migliaia di visualizzazioni, premiando un’opera che sa muoversi con grazia nel solco della tradizione più nobile del nostro cinema: quella commedia all’italiana capace di graffiare la realtà con il guanto di velluto del cinismo e dell’ironia.
Girata nel 2020, in quell’intercapedine temporale che ha preceduto il grande silenzio della pandemia, la pellicola mette in scena la famiglia Buongarzone, un microcosmo che diventa specchio di un’Italia sospesa tra l’aspirazione al cambiamento e il peso della conservazione. Alfredo (Fassari) e Felicetta (Daniela Giordano) sognano una pensione dorata in Portogallo, lontano dagli obblighi parentali di una prole “allargata” ma profondamente egocentrica. Tuttavia, il pranzo di compleanno del 29 febbraio 2020 – data simbolo di un anno sospeso – si trasforma nel teatro di una resa dei conti generazionale. Mentre un’ombra “infinitamente piccola” incombe sull’intero pianeta, le verità taciute e le rivendicazioni dei tre figli, interpretati da Ricky Memphis, Claudia Potenza e Alessandro Tiberi, scombinano i piani di emancipazione dei genitori. Il regista Pierluigi Di Lallo, già premiato al Fara Film Festival per la Miglior Regia e riconosciuto internazionalmente all’ICFF di Toronto, conferma con questo lavoro la sua capacità di osservatore acuto delle dinamiche socio-esistenziali del Terzo millennio.
“Per raccontare questa storia, ho scelto uno stile ironico, sarcastico, a tratti struggente, ricco di sfumature nel caratterizzare i personaggi e di colpi di scena che deviano continuamente il corso della narrazione. Gli sforzi dei due ‘eroi’, Felicetta e Alfredo Buongarzone, i genitori che sognano di emanciparsi dai figli, l’empatia per il loro sogno di iniziare una nuova vita in un ‘altrove’ che consenta loro di realizzarsi oltre gli obblighi parentali, catapulta lo spettatore nel pathos”, spiega l’autore.
Accanto alla coppia protagonista, il film vanta un cast di prim’ordine che include, tra gli altri, Rocío Muñoz Morales, Federico Perrotta e Riccardo Graziosi, sostenuti dalla colonna sonora firmata da Umberto Smaila. Prodotto da Maurizio Tuccio, Alessandro Gatto e Giorgio Bruno, “Troppa famiglia” si inserisce in una filmografia, quella di Di Lallo, che ha sempre fatto del legame con il territorio e dell’eccellenza narrativa il proprio marchio di fabbrica, da “Ambo” a “Nati 2 Volte”. Con questo titolo, il regista non solo valorizza le sue radici abruzzesi – recentemente insignite del Premio Alfredo Salerno – ma regala al cinema italiano un’ultima, preziosa immagine di un Fassari “eroico” e quotidiano, capace di far riflettere con leggerezza sulle complessità dei legami di sangue.