Appello bis Rigopiano, processo alle battute finali. I familiari in aula: “Il ricordo delle vittime merita giustizia”

25 Novembre 2025
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tribunale

Ieri una nuova udienza del processo in Corte d’Appello per la strage di Rigopiano. Marcello Martella, segretario del Comitato Vittime, ha espresso parere favorevole verso il rientro nel processo di sei imputati precedentemente assolti nei primi due gradi di giudizio: «Ora speriamo che vengano giudicati per ciò che hanno fatto»

PERUGIA – A quasi nove anni dalla tragedia di Rigopiano, le famiglie delle 29 vittime sono tornate in aula a Perugia con la stessa determinazione di sempre: ottenere verità e giustizia. «Non ci aspettiamo miracoli ma dopo nove anni abbiamo ancora la speranza che la morte dei nostri cari non venga trattata come un incidente senza responsabilità. Non ce li restituirà nessuno, ma almeno il loro ricordo merita verità e giustizia», ha dichiarato all’ANSA Marcello Martella, segretario del Comitato Vittime di Rigopiano e padre di Cecilia, una delle 29 vittime della valanga che il 18 gennaio 2017 travolse l’hotel Rigopiano di Farindola.

Il processo d’appello davanti alla Corte di Perugia è ormai alle battute finali, con le parti civili che hanno condiviso le richieste del sostituto procuratore generale Paolo Barlucchi e la sentenza dovrebbe essere attesa dopo Natale. Martella ha ricordato il lungo e faticoso percorso giudiziario affrontato dai familiari: «Da Pescara a L’Aquila, da Roma fino a Perugia, sono anni che giriamo per l’Italia inseguendo la verità. Abbiamo assistito a sentenze che per noi sono state delle buffonate, ma non abbiamo mai smesso di cercare responsabilità chiare».

Una delle novità più rilevanti del procedimento d’appello è costituita dal rientro nel processo dei sei funzionari regionali, nuovamente coinvolti dopo la decisione della Corte di Cassazione dello scorso dicembre. «È importante che siano stati rimessi – ha spiegato Martella – perché in precedenza erano stati esclusi. Ora speriamo che vengano giudicati per ciò che hanno fatto».

Nella sua requisitoria, terminata lo scorso giovedì 20 novembre, il pg Barlucchi aveva chiesto condanne simili a quelle del primo grado per i due tecnici della Provincia di Pescara, per l’ex sindaco di Farindola e per un tecnico comunale, oltre a una pena di 3 anni e 10 mesi per i sei dipendenti del servizio regionale di Protezione civile.

Barlucchi, inoltre, aveva proposto anche di rivalutare i termini di prescrizione dei reati colposi contestati agli imputati, sostenendo che, in caso di omicidio colposo plurimo e disastro con molte vittime, la legge (251 del 2005) consenta un’estensione dei tempi fino a equipararli a quelli dei reati dolosi. Una scelta che, secondo Martella, «consentirebbe di far rientrare altri imputati che altrimenti avrebbero potuto beneficiare dello scadere dei tempi». Secondo il pg una tragedia come quella di Rigopiano non può adeguarsi alle tempistiche si altre vicende meno gravi, e per sostenere questa causa si è richiamato anche al principio di ragionevolezza sancito dalla Costituzione.

Il resto dell’udienza di ieri è stata dedicata ad una relazione dell’avvocato di parte civile della Regione Abruzzo Nicola Pisani e alle arringhe degli avvocati dell’ex Dirigente della Regione, ora in pensione, Sandro Visca. Il prossimo appuntamento in aula è fissato per giovedì 27 novembre in cui parleranno gli avvocati difensori dell’ex direttore della Regione Abruzzo Emidio Primavera, uno dei sei dipendenti imputati.

Come sempre, i familiari erano presenti in aula indossando le magliette con i volti dei loro cari: un gesto che tiene viva la memoria delle vittime e ricorda, udienza dopo udienza, che la loro storia non può finire senza risposte.

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