L’indagine della Guardia di Finanza di Chieti, coordinata dalla Procura, coinvolge 18 società e 14 persone deferite. Contestata anche un’evasione contributiva per oltre 1,2 milioni di euro
CHIETI – Un articolato presunto sistema di frode fiscale e contributiva nel settore dell’autotrasporto, fondato sull’impiego irregolare di manodopera straniera attraverso fittizi distacchi internazionali. È quanto emerso da una complessa indagine condotta dalla Guardia di Finanza di Chieti, sotto il coordinamento della locale Procura della Repubblica.
L’attività investigativa, sviluppata dai finanzieri del Gruppo di Chieti diretto dal tenente colonnello Vito Casarella, ha riguardato alcune imprese attive nel trasporto merci su gomma. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, il meccanismo avrebbe coinvolto soprattutto lavoratori extracomunitari, in larga parte di nazionalità albanese, formalmente dipendenti di società estere ma, di fatto, impiegati stabilmente dalle aziende italiane.
Il punto centrale dell’inchiesta è l’uso strumentale del distacco transnazionale, procedura legittima che consente a un’impresa estera di inviare temporaneamente propri dipendenti presso un’azienda di un altro Paese. In questi casi, tuttavia, ai lavoratori devono essere riconosciuti trattamento economico e diritti previsti dalla normativa italiana.
Le verifiche, condotte anche grazie ai canali di cooperazione internazionale e alla collaborazione con la General Directorate of Taxation albanese, avrebbero invece accertato l’inesistenza sostanziale delle società estere coinvolte. Si sarebbe trattato, secondo l’ipotesi investigativa, di “letter box company”, società schermo prive di reale struttura operativa, utilizzate come copertura per reclutare autisti, corrispondere retribuzioni inferiori a quelle dovute e omettere il versamento di imposte e contributi.
La documentazione contrattuale e le comunicazioni formali avrebbero quindi celato una somministrazione fraudolenta di manodopera. Le imprese italiane sarebbero state individuate come effettive datrici di lavoro degli autisti e avrebbero dovuto instaurare regolari rapporti di lavoro subordinato. Per questo, i lavoratori sono stati qualificati come impiegati “in nero”.
Nel complesso, l’indagine ha interessato 18 società, quattro delle quali di diritto estero e cinque operanti nel territorio chietino. Alle imprese teatine sono state inoltre contestate violazioni in materia di responsabilità amministrativa degli enti, per la presunta mancata adozione di protocolli interni idonei a prevenire reati commessi nell’interesse o a vantaggio delle società.
Sono 14 le persone fisiche denunciate, ritenute responsabili, a vario titolo, di reati tributari e societari, somministrazione fraudolenta di manodopera e truffa aggravata ai danni dello Stato. L’accertamento avrebbe inoltre fatto emergere un’evasione fiscale pari a circa 6 milioni di euro, riferita alle sole società teatine, tra Ires, Irpef, Iva e Irap.
Contestata anche l’emissione di fatture per operazioni inesistenti per oltre 3,5 milioni di euro. Le posizioni lavorative irregolari individuate sono 95, mentre l’evasione contributiva previdenziale e assistenziale è stimata in oltre 1,2 milioni di euro.
«L’operazione – sottolinea il comandante provinciale della Guardia di Finanza, colonnello Massimo Otranto – testimonia il costante impegno del Corpo nel contrasto alle frodi fiscali e al caporalato transnazionale, a tutela del bilancio dello Stato, degli enti previdenziali e delle imprese che operano nel rispetto delle regole e della leale concorrenza».