Un dispositivo portatile e non invasivo per identificare l’ictus già in ambulanza e seguirne l’evoluzione a letto del paziente
L’AQUILA – Monitorare l’evoluzione di un ictus direttamente dal letto d’ospedale e, in un prossimo futuro, consentire una diagnosi tempestiva già a bordo delle ambulanze. È la promessa di MiBraScan, un innovativo progetto di ricerca europeo ideato dall’Istituto per il Rilevamento Elettromagnetico dell’Ambiente del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Irea-Cnr) in collaborazione con il Politecnico di Torino, presentato a L’Aquila in occasione della Riunione Nazionale di Elettromagnetismo (Rinem).
Il cuore della tecnologia è un caschetto portatile dotato di sensori a microonde, studiato per affrontare uno dei problemi più complessi e delicati della medicina d’urgenza: distinguere in modo rapido e sicuro la natura dell’evento cerebrale.
Quando si verifica un ictus, la tempestività di intervento è determinante, ma non tutte le lesioni si curano allo stesso modo. L’ictus può infatti presentarsi come ischemico, causato dall’ostruzione di un vaso sanguigno, o emorragico, dovuto alla rottura di un vaso con conseguente stravaso ematico.
Sebbene i sintomi clinici manifesteranno quadri simili, i trattamenti per le due condizioni sono diametralmente opposti: sciogliere un coagulo in presenza di un’emorragia in corso potrebbe rivelarsi fatale. Attualmente, la distinzione tra le due forme avviene esclusivamente in ambito ospedaliero attraverso esami di diagnostica per immagini come TAC o risonanza magnetica.
Una volta avviata la terapia, l’ulteriore sfida per i clinici è rappresentata dal monitoraggio continuo nelle prime ore, la fase più critica per rilevare tempestivamente complicanze o peggioramenti. Ripetere continuamente TAC o risonanze non è tuttavia sostenibile, sia per i rischi legati all’esposizione prolungata ai raggi X, sia per la saturazione dei macchinari condivisi tra i vari reparti ospedalieri.
Il caschetto di MiBraScan risponde esattamente a questa esigenza: sfruttando le microonde — innocue per i tessuti umani — analizza la differente risposta elettromagnetica del sangue rispetto al tessuto cerebrale sano, permettendo di mappare la situazione in modo non invasivo e replicabile senza limiti.
Avviato nel 2017, il progetto ha superato con successo la fase di test ex vivo e la validazione su simulatori anatomici. I ricercatori sono ora al lavoro per avviare le sperimentazioni cliniche in vivo sui pazienti.
Se la prima applicazione sul campo sarà il monitoraggio continuo al letto del degente nei reparti di neurologia e terapia intensiva, il traguardo strategico più ambizioso riguarda l’integrazione del dispositivo nella fase di primo soccorso. Dotare le ambulanze del caschetto consentirebbe al personale sanitario di effettuare una diagnosi differenziale precoce durante il trasporto, orientando le scelte terapeutiche già nei primissimi minuti dall’evento.