Sentenza di primo grado per la violenta imboscata del 2019 sulla superstrada: per gli assalitori anche 8 anni di Daspo e obbligo di firma durante le partite
LECCE – Si è chiuso con tre pesanti condanne il primo capitolo giudiziario sull’assalto ai tifosi del Pescara del 31 marzo 2019, quando la carovana biancazzurra in viaggio verso il Salento venne presa di mira dai supporters pugliesi prima della sfida di campionato contro il Lecce.
Il Tribunale leccese ha inflitto quattro anni di reclusione ciascuno a tre ultras pugliesi: il 31enne G.D.M., il 33enne S.F. e il 34enne F.A.D., tutti residenti nella provincia salentina. I tre sono stati riconosciuti colpevoli di lesioni personali, porto d’armi ed esplosivi e manifestazioni attive di violenza. La difesa ha già annunciato il ricorso in Appello non appena, tra tre mesi, verranno depositate le motivazioni della sentenza.
Oltre alla reclusione, il verdetto della magistratura pugliese ha imposto ai tre aggressori una serie di misure accessorie particolarmente severe che li accompagneranno per i prossimi anni. La sanzione principale è un maxi-Daspo della durata di otto anni, che si traduce nel divieto assoluto di accedere a qualsiasi impianto sportivo, sia in Italia che all’estero, per eventi che spaziano dalle categorie minori fino alle grandi competizioni internazionali e alle partite della Nazionale.
Per lo stesso arco di tempo sono state istituite delle vere e proprie “zone rosse”: i condannati non potranno avvicinarsi ai luoghi in cui gioca il Lecce, sia per i match in casa che per quelli in trasferta, incluse le aree limitrofe, a partire da tre ore prima del fischio d’inizio e fino a tre ore dopo la fine di ogni incontro. A completare il quadro restrittivo si aggiunge un rigido obbligo di firma che costringerà i tre a presentarsi presso la caserma dei Carabinieri in concomitanza con le partite dei giallorossi, nello specifico venti minuti dopo l’inizio del primo tempo e venti minuti dopo l’avvio della ripresa. Infine, il giudice ha disposto l’interdizione dai pubblici uffici per la durata di cinque anni.
Il provvedimento mette un punto fermo a quella che fu una vera e propria notte del terrore lungo la superstrada Brindisi-Lecce. I fatti risalgono a sette anni fa, quando il convoglio abruzzese – composto da un autobus, sette minivan e diverse auto private – si stava dirigendo verso lo stadio “Via del Mare”. All’altezza dello svincolo tra Torchiarolo e San Pietro Vernotico scattò l’agguato: un fitto gruppo di ultras locali sbucò improvvisamente dalle siepi a bordo strada, invadendo la carreggiata e bloccando la marcia dei mezzi pescaresi. Si trattò di un assalto in piena regola, durante il quale i veicoli dei tifosi pescaresi vennero presi d’assalto con sassi, spranghe di ferro, mazze e fumogeni. La violenza fu tale che un mezzo venne completamente avvolto dalle fiamme e distrutto dal fuoco, mentre molti altri riportarono gravissimi danni.
A fare le spese di quella follia furono quattro persone e ad avere la peggio fu proprio l’autista del pullman dei tifosi biancazzurri. L’uomo, nel disperato tentativo di mettersi in salvo a piedi, venne centrato alla testa da un masso, rimediando ferite giudicate guaribili in non meno di quindici giorni.
Le indagini successive, condotte dal pubblico ministero Alessandro Prontera, avevano inizialmente coinvolto diciassette persone, ma gli accertamenti scientifici e l’isolamento dei profili genetici del Dna sul materiale abbandonato sul posto dagli assalitori – tra i quali passamontagna, caschi e tubi di ferro – hanno permesso alla Procura di circoscrivere le responsabilità e di procedere solo contro tre persone, decretando l’archiviazione per gli altri quattordici indagati.