Al Museo Genti d’Abruzzo vengono consegnati in deposito preziosi accessori che ne arricchiscono la collezione. Il primo appuntamento è alle 5 alla Nave di Cascella
PESCARA – Dall’alba al tramonto per celebrare il giorno di San Giovanni Battista. Mercoledì 24 giugno l’associazione Astra – Amici del Museo delle genti d’Abruzzo organizza due appuntamenti: alle 5 di mattina davanti alla Nave di Cascella e alle 19 nella sala Favetta del museo, e consegna in deposito al museo gioielli e accessori per arricchire le collezioni museali.
Una giornata intera, quindi, dedicata ai rituali per San Giovanni. Organizzate in collaborazione con la Fondazione Genti d’Abruzzo, le iniziative partono alle prime luci dell’alba. L’appuntamento con la cittadinanza è alle 5 sulla spiaggia antistante la Nave di Cascella per ammirare insieme il sorgere del sole con l’intervento musicale di Mario Canci.
Al tramonto, dalle 19 in poi, nella sala Favetta si tiene la Festa solstiziale ‘San Giovanni fratel caro’ con Franca Minnucci, vice presidente di Astra, che recita i versi più suggestivi della ‘Figlia di Iorio’ di D’Annunzio, ambientata proprio nel giorno di San Giovanni. Segue il rituale dello scambio dei mazzolini fioriti celebrato da Adriana Gandolfi, presidente dell’associazione.
Astra consegna inoltre in deposito ai rappresentanti della Fondazione presieduta da Luigi Di Alberti gioielli e accessori che arricchiscono le collezioni museali: tra questi un rarissimo paio di scarpine settecentesche che completano l’antico abito nuziale di Scanno esposto nel museo pescarese. Conclusione conviviale con sapori e profumi solstiziali elaborati dalla Chitarra antica, degustando i vini ‘Pè nìn perde la sumente’ offerti dalla Bio cantina sociale Orsogna.
“Il museo delle Genti d’Abruzzo è un luogo aperto, vivo”, spiegano le organizzatrici, “non uno spazio per conservare, ma per promuovere e far conoscere la nostra identità. Il rito deve essere tramandato, perché arriva da lontano e ha diritto a un futuro che sia culturale, etnografico ed emotivo, anche perché spesso importiamo feste e tradizioni che ci arrivano da altri mondi, ignorando la bellezza e l’intensità della nostra tradizione culturale”.