Pineto, protesta dei profughi ucraini: “Non vogliamo ricominciare da zero”

11 Aprile 2026
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Manifestazione profughi ucraini Pineto

In 350 davanti al Comune contro il trasferimento nei Centro accoglienza straordinaria anche fuori regione. “Qui vita e integrazione, così è un nuovo trauma”, dicono

PINETO – Protesta questa mattina davanti al municipio di Pineto dei circa 350 profughi ucraini che da oltre due anni vivono stabilmente sul territorio comunale, ospitati in appartamenti e residence della cittadina adriatica. Una presenza iniziata nei primi mesi del conflitto e che ora rischia di interrompersi bruscamente: per loro è stato disposto il trasferimento nei Centri di accoglienza straordinaria (Cas), anche fuori regione.

Una decisione che ha acceso la mobilitazione pacifica ma determinata delle famiglie, in gran parte donne e bambini, che hanno scelto di riunirsi davanti alla sede comunale per chiedere una soluzione alternativa. Secondo quanto riportato, il piano predisposto dalla Protezione civile prevede infatti lo smistamento in diverse strutture di accoglienza, molte delle quali fuori dall’Abruzzo, tra Marche, Lazio e Puglia.

«I nostri figli vanno a scuola qui, parlano italiano, hanno amici italiani – racconta una delle rifugiate – abbiamo trovato piccoli lavori e una parziale stabilità. Portarci via adesso significa ricominciare da zero per la terza volta. È un nuovo trauma che non vogliamo per i nostri bambini».

La questione nasce dal passaggio dalla gestione emergenziale, coordinata nei primi mesi dalla Protezione civile, alla fase ordinaria dell’accoglienza attraverso il sistema prefettizio dei Cas. Un cambiamento amministrativo che, di fatto, impone la redistribuzione dei nuclei presenti sul territorio.

Davanti al Comune, la protesta si è svolta in modo ordinato ma fermo. Le famiglie chiedono di poter restare nel territorio teramano, evidenziando il percorso di integrazione avviato in questi due anni: inserimento scolastico dei minori, prime esperienze lavorative, relazioni sociali consolidate.

Sulla vicenda è intervenuto anche il sindaco di Pineto Alberto Dell’Orletta, che ha aperto alla necessità di una mediazione istituzionale: «Siamo consapevoli della complessità della gestione dell’accoglienza – ha spiegato – ma chiediamo che venga tenuto conto del percorso di integrazione che queste persone hanno compiuto. Sradicarle improvvisamente da un contesto in cui sono ormai inserite crea un danno sociale. Serve una valutazione di prossimità da parte del Ministero e della Prefettura».

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