Assalto al portavalori a Ortona: presi a Cerignola gli ultimi due della banda, la Squadra Mobile di Chieti nel blitz

10 Aprile 2026
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Operazione congiunta: coinvolte anche le Squadre di Foggia, Modena e Bologna. Sedici arresti in tutto, i due latitanti erano sfuggiti alle operazioni dello scorso marzo

CERIGNOLA – E’ scattata all’alba di giovedì 9 aprile una vasta operazione di polizia che ha visto impegnate le Squadre Mobili di Bologna, Chieti, Foggia e Modena, con il coordinamento del Servizio Centrale Operativo. Il bilancio è di sedici misure cautelari in carcere, emesse dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Bologna su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia (DDA). L’indagine era partita dopo la rapina da oltre 400mila euro messa a segno lo scorso 6 gennaio a Ortona.


Per quattordici dei sedici destinatari, il Gip ha rinnovato i provvedimenti già adottati a seguito del maxi arresto in flagranza avvenuto a Vignola il 18 marzo scorso, quando gli agenti avevano sventato un attentato a un furgone portavalori. Le indagini, condotte dalle Squadre Mobili di Modena e Bologna con il supporto dello SCO, hanno permesso di consolidare le accuse nei confronti degli arrestati e di identificare due complici rimasti fino a ieri in fuga.

I due latitanti sono stati rintracciati e arrestati a Cerignola (Foggia). Il primo, un pregiudicato del 1981, secondo gli investigatori avrebbe avuto un ruolo di primo piano: organizzatore del colpo, aveva curato i sopralluoghi e la pianificazione logistica dell’assalto, riuscendo poi a sfuggire alla cattura in modo rocambolesco durante il blitz di Vignola.
Il secondo, un uomo del 1990, sarebbe invece responsabile della base logistica in Emilia, dove vennero stoccate armi, veicoli rubati e materiali utili al colpo. È proprio da questo campo che il gruppo avrebbe dovuto muoversi per mettere a segno l’assalto al mezzo blindato.

Il Gip ha accolto l’aggravante dell’uso del metodo mafioso, come contestato dalla DDA di Bologna, riconoscendo nelle modalità operative del gruppo una pianificazione di tipo paramilitare. Il sodalizio disponeva infatti di armi da guerra, caricatori, esplosivi e materiali incendiari, pronti per essere impiegati in caso di scontro.

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