Tra le fiaccole e il canto del Miserere, la processione commuove fedeli e cittadini: la Passione rivive nei simboli, nei volti e nella memoria collettiva. Presente anche il Presidente della Regione Marco Marsilio
CHIETI- C’è un silenzio che parla, nel cuore di Chieti, quando la scalinata di San Giustino si riempie dei simboli della Passione. È un silenzio che supera il rumore dei giorni, il peso del maltempo e la stanchezza delle settimane difficili che la città e l’Abruzzo hanno appena attraversato. È il giorno della Processione del Venerdì Santo, rito antico che ogni anno unisce credenti e non credenti in un sentimento comune di rispetto, dolore e speranza.
Non è ancora notte quando le confraternite – tredici in tutto – si dispongono lungo la piazza, rinnovata e luminosa, in attesa delle autorità e del segnale d’inizio. Dai gradini della cattedrale inizia a muoversi la storia: i Trofei della Passione – la lancia, il gallo, la colonna della flagellazione, la corona di spine – sfilano portati a spalla dai confratelli incappucciati, in un lento corteo che attraversa il tempo più che lo spazio. Ogni oggetto è una parola di un racconto che commuove, ogni sguardo del pubblico è un frammento di fede e memoria.
Dietro la processione, il coro del Miserere, con duecento voci e cento orchestrali, apre come da tradizione sulle scale di San Giustino il canto composto da Selecchy: un’emozione palpabile che risuona nei vicoli, tra le fiaccole accese e le persone in silenzio.
Quella di quest’anno è anche l’ultima processione da arcivescovo per monsignor Bruno Forte, che lascerà la Curia in estate. Un passaggio simbolico e toccante, che accompagna la città in una delle sue pagine più solenni. Le origini di questo rito si perdono nella storia — la prima menzione risale all’842 — ma è nel 1603, con la fondazione dell’Arciconfraternita del Sacro Monte dei Morti, che la processione assume la forma solenne che ancora oggi la contraddistingue.
Chieti si ferma, la viabilità si arresta, le navette fanno da spola, e con il calare della sera la città si accende di luce antica. Quest’anno, forse più che mai, il Venerdì Santo intreccia sacro e profano. A pochi mesi dalle elezioni comunali, nella folla composta si notano volti della politica, amministratori e aspiranti candidati. Tra le autorità, il Presidente della Regione Marco Marsilio. Ma per qualche ora, anche tra gli scranni di Palazzo d’Achille, tutto questo si ferma davanti alla forza di un rito che, da secoli, raccoglie la città sotto un unico segno: quello della Passione e della speranza.